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Viaggio nell'Iglesiente

Viaggio nell'Iglesiente


DESCRIZIONE
La flora, ricca di specie endemiche, cresce spontanea in tutto il Sulcis Iglesiente. Nei mesi caldi, da Aprile ad Ottobre, il maestrale porta con se, fin nell'entroterra, il profumo del mare caratterizzato dall'odore dell'elicriso, pianta utilizzata nella preparazione dei profumi; la specie presente nel territorio è la più rinomata. Molto comuni il ginepro, il leccio, il corbezzolo, il cisto, il rosmarino, il mirto (dalle cui bacche si ottiene un ottimo liquore) e il fico d'india.

Camminando per le strade vi capiterà di notare, a chiusura dei campi, numerose piante di fico d'india: in genere queste non appartengono a nessuno, cioè, non vengono coltivati, ma utilizzati per delimitare i confini. Le località interessate da questo itinerario sono Teulada, sant'Antioco, Carloforte e Iglesias.


1 - Teulada

Il nome Teulada risale al latino "tegula", dalla produzione locale di terracotta, praticata in questo primo insediamento di epoca romana. Il territorio di Teulada fu anticamente abitato da popolazioni autoctone, come testimoniato da una ventina di nuraghi, in pessimo stato di conservazione, e da altri resti archeologici rinvenuti all'interno della grotta di Monte Sa Cona, sfruttata dai pre-nuragici come luogo di sepoltura, che ha restituito frammenti di ceramica riferibili alla 'cultura Bonnanaro'.


2 - Sant'Antioco

Le celebrazioni continuarono durante i primi anni del 1900, richiamando sempre una grande folla da tutta la Sardegna, sino allo scoppio delle grandi guerre che ridimensionarono non poco la fastosità della sagra. In questo periodo di grandi conflitti, i soldati al fronte, rivolgevano al Santo le loro preghiere e ne invocavano la protezione. Nel 1943, in piena seconda guerra mondiale, il pellegrinaggio fu interrotto dal pericolo di bombardamenti, nell'aprile dello stesso anno gli isolani, temendo una invasione nemica, abbandonarono le loro abitazioni per rifugiarsi nelle più sicure campagne. Quell'anno la sagra non si svolse, Sant'Antioco fu bombardata il 14 Maggio.

Gli anni che seguirono furono anni di sacrifici e la sagra si ridimensionò rispetto al suo antico splendore. Una festa che, se non nei numeri, nella magia dei colori, dei canti e dei profumi rimane inalterata da tempo immemore. Nell'era della globalizzazione, di internet e di una società che corre sempre più veloce la celebrazione del Santo sembra riportarci ad un momento di riflessione sulla nostra storia, le nostre origini e tradizioni di cui bisogna andare orgogliosi.


3 - Carloforte

Nella seconda metà dell'ottocento Carloforte visse il periodo di maggior benessere, grazie al trasporto di minerali estratti dai ricchi giacimenti situati sulla costa vicina da parte di grandi società minerarie francesi, belghe ed inglesi. Infatti mancando in questi luoghi dei veri e propri porti, Carloforte divenne punto d'appoggio e porto d'imbarco del minerale.

Incominciava la gloriosa, per quanto umile, epoca dei "Battellieri". Schiavi di ritmi di lavoro disumani, uomini dalla tempra d'acciaio nonché validissimi marinai, che provvedevano alle operazioni di carico e scarico portando sulle spalle le "coffette" di minerale. In seguito alla crisi delle miniere che colpì tutto il bacino del sulcis-iglesiente e del guspinese, i carlofortini tornarono alle antiche attività come la pesca, le saline e soprattutto la navigazione.

Ai giorni nostri lo sviluppo economico dell'isola è legato principalmente al turismo, che va aumentando di anno in anno, grazie alle bellezze naturali del luogo ed anche ai notevoli sforzi degli operatori del settore.


4 - Iglesias

Uno dei piú importanti centri medioevali dell'isola, una delle mete piú importanti del nuovo turismo sardo. In pochi chilometri sano racchiusi i piú affascinanti scorci turistici ed ambientali di una delle terre piú antiche al mando.

Nella cittá medioevale troverete le numerose chiese del 1300, inserite in un centro storico costellato da angoli suggestivi, i tetti che movimentano un paesaggio di colori e ombre. Le mura e le torri pisane la racchiudono come in uno scrigno che conserva i tesori antichi di una civiltà che ha lasciato segni profondi nella cultura e nell'architettura.

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