Indovina la foto

Vincitori: M.Franca M., Alessandro D., Luisa M., Marta U., Maurizio M.,Manuela C., Bea S., Davide F., Nives D., Ileana A.

Colonia penale di Castiadas (CA)

Nella metà dell'800, il Ministero dell'interno decise di Istituire a Castiadas una Colonia Penale agricola, con il duplice obiettivo di far scontare la pena ai detenuti per i delitti commessi e nello stesso tempo bonificare una zona malsana e paludosa che da anni era abbandonata.
Provenienti dalla Casa Penale di San Bartolomeo, l'11 agosto 1875, 30 detenuti sbarcarono nella solitaria spiaggia di Cala Sinzias per inoltrarsi nella fitta boscaglia. Alla guida del Cavalier Eugenio Cicognani, Ispettore Generale delle Carceri, la schiera di forzati, dopo un lungo vagare per luoghi ignoti si fermò e stabilì la prima dimora sulla collina detta Praidis, compresa tra due fiumicelli: Gutturu Frasca e Baccu Sa Figu.
Qui, nel 1877 ebbe inizio la costruzione della Colonia Penale di Castiadas dalle capanne in legno si passò ad edifici di pregevole fattura; vennero realizzate la casa della direzione e le abitazioni degli impiegati e dei militari, successivamente il pronto soccorso, la farmacia, l'ospedale, la stazione telefonica e la centrale elettrica. Altri fabbricati sparsi sul territorio servivano ai reclusi nelle loro attività agro - pastorali. I detenuti, infatti, ottennero ottimi risultati sia in agricoltura sia in pastorizia, con l'allevamento di bestiame selezionato, la coltivazione di vigne, agrumeti, grano, cereali e legumi.
La colonia arrivò ad ospitare una popolazione di oltre 1000 unità che contribuirono in maniera determinante alla trasformazione del territorio. Eseguita la bonifica, il R.D. del 30 novembre 1933 dispose il trasferimento dei detenuti in altre colonie e i relativi terreni all'Ente di Colonizzazione Ferrarese. I primi interventi dell'Ente Ferrarese risalgono al 1947 con la realizzazione di alcune piccole strutture pubbliche.
La Colonia Penale cessò di esistere soltanto nel 1952.

Altre info su http://www.comune.castiadas.ca.it/

Vincitori: Carlo B., Antonella S., Letizia S., Maurizio S., Bea S., Rosa C., Berna S., Lidia C., Bruno L., Lucia F.

Villaggio Nuragico "Su Romanzesu" - Bitti (NU)

L'archeologo Antonio Taramelli, all'epoca soprintendente alle antichità della Sardegna, nel 1919 dava notizia di un insediamento a Poddi Arvu, "pioppo bianco", località oggi nota appunto anche con il nome di Su Romanzesu, descrivendo l'omonima fonte nuragica. Questa era tornata in luce durante lavori di ricerca d'acqua; purtroppo la bella scala di forma trapezoidale che scendeva al pozzo venne distrutta dagli operai e l'acqua sorgiva deviata. Negli anni Cinquanta nuovi lavori di bonifica portarono ulteriori trasformazioni alla canalizzazione moderna che conduceva l'acqua del pozzo a un abbeveratoio e la conduttura di tubi in ceramica fu sostituita da una canaletta in blocchi di granito locale, che col tempo si sono confusi con le antiche strutture.Un recente intervento della Soprintendenza archeologica di Sassari e Nuoro ha permesso una rilettura dei vecchi scavi archeologici del 1919, riportando in luce a Su Romanzesu un complesso abitativo nuragico esteso per oltre sette ettari, con un centinaio di capanne, tre edifici di uso cultuale (uno del tipo a pozzo e due templi a megaron) e un vasto spazio cerimoniale contenuto in un grande recinto.

Foto de "Su Romanzesu"

Altre info su http://www.tenoresdibitti.com/bitti/romanzesu.htm

Vincitori: Bea S., Rosa C., Antonio C., Antonella S., Berna S., Valeria F.

Nostra Signora di Tergu - Tergu (SS)

Santa Maria di Tergu è il titolo cristallizzato nei secoli dell'antica Nostra Signora di Gerico. L'importanza per la storia del cristianesimo in Anglona di quest'antico Santuario edificato per essere casa di monaci è testimoniata dai flussi di pellegrini che invocano la Madonna di Tergu quale Regina dell'Anglona. Strutture di epoca nuragica fungevano da supporto ad una mansio romana, dove era praticata la coltura cerealicola. Testimonianza di questo passato rimane nel marmo funerario dedicato alla famiglia degli Egrili e custodito a tuttoggi nell'interno della chiesa. Un impianto altomedioevale bizantino si sovrappose e poté essere sviluppato dai monaci cassinesi in seguito alle prime ampie donazioni dei Giudici di Torres fin dagli inizi del XII secolo.
Il più ricco ed importante monastero del Nord Sardegna ebbe vita per quattro secoli, di quella fioritura e sviluppo rimangono significative tracce archeologiche visibili nelle adiacenze del Santuario.
Il portale d'accesso a doppio archivolto introduce ad un cortile dominato dal prospetto della facciata, sobrio nelle linee architettoniche, ma ricco e sfarzoso nella simbologia e negli ornati. Sul lato sinistro della costruzione, verso nord-est, si alza l'imponente campanile a canna quadrata con cornici marcapiano, che assolveva a funzioni di torre di difesa e di avvistamento affronte delle incursioni piratesche provenienti dalla vicina costa.
La fabbrica romanica ha croce comissa, derivante da un impianto ad unica navata ampliato poi con un transetto voltato a botte che si apre sull'aula con due archi ogivali.
L'interno in capriate è posteriore ai restauri del 1664, originariamente doveva essere a botte, una lapide del 1664 ricorda l'appellativo "Rosa di Gerico". L'altar maggiore è costituito da un retablo del XVII secolo, composto da otto tele raffiguranti la vita della Madonna. La nicchia centrale dell'altar maggiore custodisce un marmo di Carrara di scuola toscana che nella purezza delle linee rappresenta una Madonna in trono con Bambino (XIV secolo). Il culto della Vergine è testimoniato nella sua persistenza attraverso i secoli da un busto in trachite, a bassorilievo secondo moduli bizantini, di una Madonna orante rivestita della cocolla monastica, decollato (XIII).
Festività: 8 settembre.

Tratto da: http://www.diocesitempio-ampurias.it/

Vincitori: Bea S., Antonella S., Berna S., Gabriela P., Maurizio S., Roberto Q., Massimo M., Tonia O

Su Tempiesu - Orune (NU)

L'unica fonte nuragica, che conserva in elevato una parte importante della sua antica bellezza, si trova in una selvaggia valletta del salto comunale di Orune. La sua architettura in tecnica isodoma, appartiene al momento di maggiore splendore della Civiltà nuragica (fine del 2°mill.), ma il suo uso si protrasse fino all'Età del Ferro. All'interno della costruzione è contenuta una cameretta circolare in forma ogivale, dove si raccoglie l'acqua, e dei gradini miniaturisti , che ripetono in piccolo le strutture dei maggiori pozzi sacri di uguale fattura. L'ampio ingresso, la facciata ad alto timpano e la tecnica costruttiva accurata fanno pensare ad influssi orientali, forse egiziani, mediati da popolazioni semite. Fu scavato nel 1955, ma un recente rinnettamento ha messo meglio in luce le strutture addossate, con una raccolta d'acqua secondaria e un ripostiglio di preziosi ex voto in bronzo.

Maggiori informazioni: http://www.sutempiesu.it/

Vincitori: Antonella S., Maurizio S., Bea S., Filippo S., Gabriela P., Berna S., Gabriella C

Nuraghe Arresi e Chiesa di Sant'Anna - Sant'Anna Arresi (CI)

Ubicato in pieno centro abitato, si offre quale scenografia a qualificate rassegne di musica internazionale. Il nuraghe sovrapposto ad un precedente insediamento abitativo, consta di due torri unite tra loro da un piccolo cortile a cielo aperto. Dai reperti portati alla luce dallo scavo archeologico (anni 1973/1977) si può collocare il primitivo impianto costruttivo nell'età del bronzo medio (xv - xiv sec. a. C.). E' stato inglobato nel cortile della chiesa di Sant'Anna.

Maggiori informazioni:
http://www.paradisola.it/comuni-sardegna/detail.asp?iPro=322&iType=14

Vincitori: Paolo C., Gabriela P. Bea S., Maurizio S., Caterina S., Valeria F., Alessandra P.

La foresta pietrificata di Martis - Martis (SS)

La foresta di Martis, in località Carrucana venne vincolata come unicum paleobotanico nel 1964.

L'idea di realizzare un parco paleobotanico, di inserire gli alberi pietrificati all'interno di una struttura che fosse al tempo stesso museo all'aperto e luogo di educazione culturale e ambientale aperta a tutti comincia a prendere concretezza nel 1992, grazie all'amministrazione comunale, sostenuta in questo progetto di salvaguardia e valorizzazione di un patrimonio naturalistico inestimabile, dalla Soprintendenza Archeologica di Sassari e Nuoro.Nel 1997, due anni dopo l' acquisizione di un'area vincolata e la sua parziale recinzione con muretto a secco in pietra locale, sotto la guida del Settore Geopaleontologico della Soprintendenza, oltre all'ampliamento del parco, vengono creati dei camminamenti in corrispondenza della prima area e vengono sistemati i cilindroidi fossili.
Il piano integrato d'area prevede la creazione dei settori Perfugas-Laerru e Bulzi, il completamento del parco di Carrucana, con la realizzazione di impianti e servizi collaterali.

Maggiori informazioni:
http://www.anglonaweb.it

Vincitori: Bea S., Gabriela P., Paolo C., Caterina S., Antonella S., Gigino S., Giuseppina M., Ferdi Z., Valeria F., Luisa M., Maurizio S.

San Pietro delle Immagini - Bulzi (SS)

La Chiesa di San Pietro delle Immagini o del Crocifisso (Su Rughefissu), del XII° secolo in stile Romanico-Pisano, spesso erroneamente indicata, nelle cartine ed itinerari turistici, come San Pietro di Simbranos.
Quest'ultima era situata ai limiti del centro abitato e della quale non sono rimaste tracce se non nell' immaginario collettivo.

Maggiori informazioni:
http://web.tiscali.it/comunedibulzi/

http://www.stilepisano.it/immagini4/index14.htm

Vincitori: Bea S., Ferdi Z., Gabriela P., Maria P., Andrea R., Valeria F., Caterina S., Paolo C., Maurizio S., Gioconda P., Flavia R., Silvia A., Ida N., Leo & Rita, Rosa C., Antonella S., Daniela S., Cristina F., Marco S., Erika B., Massimo N., Letizia S.

Roccia del Fungo - Arzachena (OT)

Proseguendo sulla ss125 si arriva al centro abitato di Arzachena.
La cittadina, nata attorno alla Chiesa di Santa Maria (visitabile tutto l'anno, durante le ore diurne), si snoda su due principali strade lastricate, via Ruzittu e Corso Garibaldi che si dipartono dalla piazza principale del paese, Piazza Risorgimento. Su queste vie - il Centro Storico - si affacciano case a piccoli palazzi su più livelli, con un'architettura lineare, con facciate in granito a vista o intonacate e dipinte con tonalità pastello.
Ad est del centro storico, alla fine della via Lamarmora, si raggiunge la zona di uno dei monumenti naturali di maggior rilievo, Mont'Incappidatu, detto anche il Fungo per via della sua caratteristica forma. Insieme ad altri tafoni ed anfratti situati lungo le pendici della maestosa cupola granitica, ha offerto rifugio, in Età preistorica, a piccoli gruppi umani. Società più consistenti ed articolate si sono poi susseguite per tutta l'Età del Bronzo ed anche oltre. Gli scavi archeologici hanno consentito, infatti, di ricostruirne la lunga utilizzazione in un alternarsi di culture agricole e pastorali, dall'Età Neolitica a quella Nuragica avanzata, dal IV millennio al X secolo a. C., per poi riprendere in età romana.
Alla fine del corso Garibaldi, una scalinata porta alla chiesa di Santa Lucia, tappa da non tralasciare per l'ampiezza della visuale aperta, a 360° sul paese e le sue adiacenze.
Uscendo dal paese, verso Palau, in via Mozart, una moderna costruzione ospita il Museo di Scienze della Terra.

Maggiori informazioni:
http://www.comunearzachena.it/

Vincitori: Paola S., Caterina S., Maurizio S., Giampaolo D., Francesca B., Salvatore F., Valentina C., Davide Z., Giorgio V., Maria Gabriella T., Angelo S., Bea S., Marta U., Ferdi Z., Paolo C., Filippo Q., Raimondo M., Antonella S., Valeria F., Sara N., Gianluca P.

Funtanazza - Arbus (VS)

Nata come Colonia della Miniera di Montevecchio in cui si ospitavano i figli dei minatori, è rimasta attiva sino alla fine degli anni 80.
Oggi, in totale abbandono, presenta inalterato il fascino caratteristico del posto, accresciuto dal lavoro certosino di abbellimento tipico del periodo. La cura nei particolari del complesso appare chiara dai viali alberati di pini, palme e lentischi. E ancora dalla maestosa Colonia “Francesco Sartori”, le due piscine (di cui una olimpionica dotata di trampolino) e gli spogliatoi a ridosso della spiaggia…
Tutto il complesso della colonia si fonde benissimo col paesaggio circostante caratterizzato da macchia mediterranea e dalla pineta in cui è presente anche il Limonio sulcitano, studiato dai botanici per la prima volta proprio in questa costa.
La spiaggia, dorata, è lunga circa un chilometro e si presenta come un’insenatura protetta da rocce basaltiche di natura vulcanica. Proprio in queste rocce di arenaria, in una sorta di cemento calcareo da cui ha avuto origine la spiaggia, sono conservati come in un museo a cielo aperto i fossili, principalmente molluschi e alghe, risalenti al Miocene.

Informazioni tratte da:
http://www.mediocampidano.com/

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