Indovina la foto

Vincitori: Rosa C., Alessandra P., Loredana M., Maria Antonietta C., Antonella S., Carlo B., Lussorio U., Antonella S., Maria Grazie C., Valeria F., Alexandra., Massimo P., Bruno L., Carlo B.

Olivastri Millenari - Luras (OT)

Gli olivastri millenari di Santu Baltolu di Carana sono inseriti in un incantevole contesto naturale, sulle sponde del Lago Liscia, dove il contrasto tra la montagna granitica e lo stesso Lago dà luogo a un'unità paesaggistica di assoluto valore.
Il più vecchio di questi olivastri, s'ozzastru, come viene confidenzialmente ma rispettosamente chiamato dai luresi, presenta a metri 1,3 da terra una circonferenza di circa 12 metri per un'altezza di 8 metri e, secondo alcuni studi, dovrebbe avere tra i 3.000 ed i 4.000 anni di età, il che ne fa uno degli alberi più vecchi d'Europa.
Questo "patriarca della natura", dichiarato nel 1991 Monumento naturale ed ormai inserito con grande risalto nelle più importanti guide naturalistiche, rientra oggi nella lista dei "Venti alberi secolari", uno per ogni Regione italiana, da tutelare e dichiarare Monumento Nazionale con decreto ministeriale.

Altre Info:
http://www.comunediluras.it/

Vincitori: Danilo A., Laura P. PierGiorgio B., Rino C., Eonicia S., Barbara W., Andrea D., Marta P., Carlo B., Giuseppe M., PierGiorgio O., Giuseppina M., Loredana M., Lino M., MariaGrazia C., Luigi G., Andrea C., Alexandra F., Pier Luigi N., Giorgio P., Anna P., Antonella S., Luisa S., Franca S., Enedina P., Maria Antonietta C., Maurizio C., Roberto Q., Maria N. B., Angelo S., Angela M., Silvana C., France., PierLuigi P., Antonello R., Enrico P., Ida N., L.S., Virgilio V., Antonino L., Valeria F., Simona R., Rosa C., Gigi A., Luigi P., Walter G., Marco M., Carlo B., Marco Antonio C., Alessandra P., Antonella S., Adamo, Giuseppe M., Giorgio V., Salvatore N., Baba B.

Tavolara - Area marina protetta di Tavolara - Punta Coda Cavallo (OT)

Tavolara
Unica ed originale, nel territorio dell'area marina, è l'isola più grande e suggestiva: Tavolara. Nel periodo Paleolitico, circa 37 mila anni fa, tra Tavolara e Molara scorreva un profondo corso d'acqua. L'attuale arcipelago era collegato alla terra e raggiungibile a piedi attraversando boschi e macchia mediterranea. A questa epoca vengono fatte risalire le prime tracce umane a Tavolara: nella Grotta del Papa, così chiamata per la somiglianza di alcune rocce alla tiara papale, sono state infatti rinvenute pitture rupestri e altre tracce della cultura di Bonu Ighinu (neolitico medio). Oggi e da circa 8 mila anni la Grotta è accessibile solo dal mare e le isole sono divenute tali.
Tavolara si caratterizza per gli alti e ripidi costoni (falesie) sui quali è visibile l'effetto dell'erosione dell'acqua, che prende l'aspetto di docce di dissoluzione calcarea, archi naturali, condotte e grotte costiere, intercalati da falde di detrito, banchi fossiliferi di conglomerati ed arenane, tra cui la splendida spiaggia di Spalmatore di terra, testimoni dell'ultimo periodo interglaciale a clima sub-tropicale.

Le Immersioni e le Spiagge
I subacquei trovano un eccezionale ambiente manno fra Tavolara, Molara e Molarotto, diversifcato e unico in tutto il Mediterraneo. In particolare fra Tavolara e Molara, l'habitat coralligeno presenta, tra grandi spugne e gorgonie, il corallo nero. Una classica immersione in parete è quella di Tegghia Liscia, a sud di Tavolara. In quel punto le falesie scendono verticali fino a 22 metri e sul fondo di alghe si distinguono stelle rosse e, all'ombra, gorgonie gialle, spugne e alghe rosse. Nella zona è possibile avvistare grandi orate e dentici, mentre a ovest si incontrano le aragoste.
A nord est di Punta del Papa, diverse guglie calcaree salgono dal fondo. Più in basso ci si spinge, maggiori sono le probabilità di incontrare cernie e dentici.
Infine, va segnalata la secca a nord di Molarotto, subito prima del mare aperto. A settembre si incontrano branchi di ncciole, dentici, murene, corvine e cernie esplorando i canaloni che si aprono nelle secche di granito. Per chi non vuole immergersi, l'altemativa sono le tante spiagge della costa: porto Taverna a Loin Ponto San Paolo e poi, verso sud, cala Girgolu, l'insenatura di Coda Cavallo, le grandi trasparenze di Brandinchi, La Cinta e l'lsuledda. A Tavolara, l'unica spiaggia è quella dello Spalmatore di Terra coda di Tarra, in Gallurese. Tra Molara e Tavolara, da non perdere Li Pischini, le piscine naturali con sabbia bianchissima definite da Fulco Pratesi come gli ecosistemi in basso fondale più belli del mondo. Cala Spagnola e Cala di Chiesa sono, infine, gli arenili di Molara.

Altre Info:
http://www.parks.it/

Vincitori: Danilo A., Mario S., Massimo M., Valeria F., Maria Grazia C.

Laghetto di Santa Degna - Aggius (OT)

Da diversi anni ormai il Comune ha provveduto a creare un'area verde attrezzata di incantevole bellezza: il laghetto di Santa Degna.
Accessibile dalla strada panoramica che sovrasta il paese e' il luogo ideale per la sosta di famiglie e bambini e per gli amanti del relax, per pic-nic, manifestazioni estive, per "campo base" per affrontare i sentieri montani che portano sulle montagne di granito e nei boschi di sughere.
Si tratta di un laghetto artificiale ottenuto con lo sbarramento del Rio La Pitraia, luogo in cui, nell'antichita', le donne erano solite lavare i panni. L'area e' dotata di panchine in granito lavorato per agevolare la sosta.

Altre Info:
http://www.aggius.net/

Vincitori: Filippo N., Rosa C., Valeria F., Maria Grazia C., Luisa M., Lina C., Alessandra P., Maria Franca M., Enedina P.

Basilica di San Simplicio - Olbia (OT)

E' il più artistico, importante, antico monumento religioso della Gallura e insieme una delle testimonianze più nobili della diffusione del primo Cristianesimo in Sardegna. San Simplicio è il patrono della Diocesi di Tempio e della città di Olbia.
Gli olbiesi, molto devoti del loro Santo, celebrano in Suo onore la sagra più festosa della Gallura.
Simplicio di Olbia è il primo Vescovo di cui si ha la certa notizia storica in Sardegna ed è l'unico Vescovo Sardo ornato della palma del martirio. La chiesa sorge su una bassa eminenza del terreno, ormai in pieno centro cittadino. L'edificio fu eretto in tre distinti periodi: il primo è da ascrivere alla seconda metà dell'undicesimo secolo (muri perimetrali, abside, pilastri e colonne delle navate), il secondo ai primi decenni del dodicesimo secolo (copertura a botte delle navate e sopraelevazione dei muri perimetrali) e il terzo, all'incirca al decennio successivo, durante il quale furono portati a compimento la copertura e la realizzazione della facciata.

Interamente in granito dalla calda patina giallastra, la chiesa consta di una facciata tripartita da due lesene e arricchita da una grande trifora che ornando il frontone rappresenta la parte più interessante della facciata. Nel frontone si trovano, disposti a croce, quattro bacili di ceramica ed altri quattro sì trovano nella lunetta della trifora. Le due colonnine di quest'ultima sono diverse. Nella sinistra notiamo infatti una piccola faccetta scolpita, nella destra un motivo ornamentale rappresentato da una corda che stringe due semicolonnine: i capitelli si allargano per ricevere il peso delle arcatelle del frontone. Altro aspetto interessante è il rustico bassorilievo rappresentante, forse, l'ingresso di Gesù in Gerusalemme (si può osservare sotto gli archetti del lato sinistro della facciata).
Lungo i lati dell'abside si svolge una fila di archetti romanici poggianti alternativamente sulle lesene (altri semplici ma gradevoli archetti di mattoni cotti, risalenti alla seconda fase costruttiva si trovano nella parte posteriore dei lati). L'interno è a tre navate, spartite da sette pilastri e cinque colonne di recupero da preesistenti monumenti (è certo che una parte del pietrame utilizzato derivi dalle mura romane) con copertura della navata centrale a capriate lignee, e volta a botte nelle navatelle laterali in parte con l'utilizzo dei mattoni cotti.
Altri aspetti notevoli sono i capitelli romanici della seconda e dell'ultima colonna sinistra e della quarta colonna destra, questi ultimi ornati da motivi antropomorfi, il primo da teste di capra o muflone (stilizzati).
Nel presbiterio, sotto la mensa dell'altare, si trova l'antica statua di San Simplicio a mezzobusto, con reliquiario ricavato in una nicchia nel retro. La pregevole scultura, di legno dorato risale al '600. Le reliquie furono trovate nell'800, durante una campagna di scavi archeologici, in una tomba presso la chiesa ed attribuite a San Simplicio. Ne fu donata una parte anche a varie chiese sarde: quelle custodite ad Olbia si trovano, oltre che nel reliquiario in steatite sul retro della statua predetta, anche nella chiesa di San Paolo.
Nel presbiterio si notano tre frammenti di antichissimi affreschi, di cui due rappresentano altrettanti Santi Vescovi (almeno uno è certamente San Simplicio, l'altro forse è San Vittore).
Il retro dell'edificio è caratterizzato dalla presenza dell'abside , semplice e ornata solo da due lesene e dalle mensoline scolpite degli archetti: privo di decorazioni è il frontone che la sovrasta. San Simplicio è stata restaurata nel 1950 e nel 1984. La festa patronale viene celebrata ogni anno il 15 Maggio.

Vincitori: Michelina S., Maria Grazia C., Roberto V., Anna P., Tonina, Mario B., Valeria F., Alessandra P.
fotoconcorso52

Mulino ad acqua - Olzai (NU)

Un angolo caratteristico del comune di Olzai è il grande mulino ad acqua. Risalente al ‘700, quando il paese di Olzai era considerato il granaio della Sardegna, è stato oggetto di un recentissimo restauro che ne ha ripristinato l’antica funzionalità e lo ha messo a disposizione di quanti vogliano utilizzarlo per macinare il grano con la grande pietra azionata dall’acqua o più semplicemente visitarlo.

Altre Info:
http://www.comune.olzai.nu.it/

Vincitori: Roberto V., PierGiorgio O., Luisa M., Toref, Giuseppe M., Luigi S., Silvana I., Angelo S., Maria Grazia C., GianCarlo F., Carlo B., Angela M., Enedina P., Valeria F., Alessandra P., Mario S.

Cattedrale di San Nicola - Ottana (NU)

La chiesa parrocchiale di San Nicola fu consacrata nel 1160, come risulta dalla pergamena originale custodita nell’Archivio parrocchiale e rinvenuta sotto l’altare maggiore nel 1912.

- ANNO AB INCARNATIONE DOMINI MCLX INDICTIONE OCTAVA EGO ZACHARIAS EPISCOPUS CONSECRAVI HANC ECCLESIAM AD ONOREM BEATI NICOLAI CONFESSORIS ET BEATAE VIRGINIS ET SANCTORUM FABIANI ET SEBASTIANI RELIQUIAS INCLUSI. -

Sede vescovile per cinque secoli; la diocesi di Ottana è documentata nel 1112 (Johannes episcopus octanensis), nel 1116-39 con sede a Orotelli, nel 1160 con sede ad Ottana e vi restò fino al 1502 quando fu unita a quelle di Castro e Bisarcio e traslata ad Alghero. L’8 dicembre del 1503 fu definita soppressa da Papa Giulio II.
La chiesa di Ottana è una delle più importanti chiese romaniche della Sardegna; l’impianto è a croce commissa con abside orientata, bracci dal transetto voltati a botte, aula mononavata con copertura lignea. La facciata frontale è divisa in tre ordini di false logge, date da arcatelle su lesene. Negli specchi mediani del primo e secondo ordine si aprono il portale architravato con arco di scarico e una bifora.

Altre Info:
http://web.tiscali.it/merdulesbezzos/

Vincitori: Alexandra F., Michele P., Carlo B., PierGiorgio O., Fabrizio C., Luigi G., Tony., Maria N.B., Antonella S., Valeria F., Maria Grazie C., Alessandra P., Vale., Silvana I., Carlo C., Danilo A., Alberto M.

 

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Scultura Mamuthones - Mamoiada (NU)

Nati in tempi remotissimi, come attori attivi nei riti pagani, di loro si è persa l'origine e il significato.
"Sos Mamuthones" (12/14 componenti) e "Sos Issohadores" (8/10 componenti), sono sopravvissuti con tutto il loro fascino e mistero.

"Senza Mamuthones non c'è carnevale", affermano i mamoiadini: il che vuol dire che è questa la più importante manifestazione e quasi simbolo del carnevale stesso e che l'apparizione dei Mamuthones è segno di festosità, di allegria e di tempi propizi.

La preparazione della mascherata, crea un fervore operoso, un'atmosfera agitata e fremente che si propaga in tutta la comunità.

Quella dei Mamuthones, è una cerimonia solenne, ordinata come una processione, che è allo stesso tempo una danza.

I Mamuthones si muovono su due file parallele, fiancheggiati dagli Issohadores, molto lentamente, curvi sotto il peso dei campanacci e ad intervalli uguali dando tutti un colpo di spalla per scuotere e far suonare tutta la sonagliera.

Gli Issohadores si muovono con passi e balzi più agili, poi all'improvviso si slanciano, gettano il laccio ("Sa Soba") fulmineamente e colgono e tirano a sè come un prigioniero l'amico o la donna che hanno scelto nella folla".

Altre Info:
http://www.mamuthonesmamoiada.it

Vincitori: Maurizio C., Maria Grazia C., Enedina P., Luisa M., Valeria F., Danilo A., Davide M., Stefano C.

Chiesa di Santa Mariedda - Senorbì (CA)

La chiesa di Santa Mariedda,oggi isolata sopra l'omonimo colle,risale al XIV secolo. Con il tempo è stata ampliata verso nord e oggi la parte frontale ingloba anche la facciata romanica.
Sopra il portale lunettato si innalza il grande campanile a vela, con una grande luce centrale e incorniciato da archetti a sesto acuto.Questa in principio era dedicata a San Nicola, patrono degli abitanti di Segolaj, di cui la chiesetta costituiva la parrocchia. Nelle vicinanze era situata invece un'altra chiesetta, dedicata a Santa Maria della Neve, di cui oggi si è persa ogni traccia.
Il villaggio di Segolay vide la sua fine con la peste del 1681, quando i pochi abitanti superstiti abbandonarono le loro povere case per trasferirsi a Senorbì. Il materiale delle case di Segolay venne con il tempo sottratto per essere utilizzato nella costruzione di altre case a Senorbì.
La chiesetta però rimase integra e lì s'iniziò a festeggiare Santa Maria della Neve; poi con il tempo, prese il nome di Santa Mariedda insieme al suo colle.
Fu grazie a questa chiesa che, nel 1910, si riuscì ad arginare una grande epidemia di colera, visto che venne requisita dal sindaco che, in accordo con il parroco, ne fece un luogo d'isolamento per i malati. Ogni estate la chiesetta è meta di una suggestiva processione che si svolge al tramonto e snodandosi per le vie del paese, si conclude per le stradine che risalgono il colle.
Il 5 agosto i senorbiesi onorano la Santa con una messa solenne e una giornata di festeggiamenti.

Altre Info:
http://web.tiscali.it/Senorbi2000/

Vincitori: Filippo, Francesco T., Roberto, Valeria F., Luisa M., Giuseppe M., Elisa F., Danilo A., Alessandra P., Gavino M., Maria Grazia C., Angelo S., Paolo L.

Tomba dei giganti Is Concias - Quartucciu (CA)

Tomba megalitica nuragica del tipo con "facciata a filari"; la fronte e l'esedra, infatti, sono costruiti in opera muraria (anziché con lastre ortostatiche). Il corpo della tomba è lungo m 11,60 e largo m 4,50; l'esedra ha un'ampiezza di m 10. La camera funeraria è lunga m 7,80 e larga m 1,30; presenta ancora l'originaria copertura ad "aggetto", con un'altezza che varia da m 2,10 all'ingresso a m1,70 al fondo. Sulla fronte, si segnala la presenza di un piccolo menhir infisso accanto all'ingresso, ed inoltre, nell'area antistante l'estremità destra dell'esedra, alcuni "focolari rituali".

COME ARRIVARE: Da Cagliari, percorrere la S.S. 125 per Muravera ("Orientale Sarda") oltrepassando l'abitato di Quartu S. Elena; circa 200 mt oltre il cippo del km 20, superato il ponte sul Rio Longu, subito dopo una curva, si volta a destra in una strada asfaltata, e dopo 100 mt nuovamente a destra per la strada asfaltata che porta a S. Pietro. Percorsi 800 mt si volta nuovamente a destra nella strada vicinale "Pixina Nuxedda S. Pietro", in salita e asfaltata a tratti; dopo 6 km esatti, si rasenta la tomba di giganti, sul lato destro della strada.

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