Il 27 e 28 aprile a Bono nel Nord Sardegna, la festa enogastronomica e culturale in memoria di Giovanni Maria Angioj nato a Bono patriota della sarda rivoluzione.

Appuntamento il 27 e 28 aprile 2024 a Bono con SAS DOMOS DE ANGIOY

Bono vi aspetta il 27 e 28 Aprile per Sas Domos de Angioy con un ricchissimo programma!

Programma completo!

programma domos de angioy 2024 01

programma domos de angioy 2024 02

Per qualsiasi informazione contattate Sas Domos de Angioy
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📱 349 6924071

Il 28 Aprile non perdetevi la sfilata in Abito Tradizionale sardo con delegazioni provenienti da tutta la Sardegna

Saranno presenti coppie dei seguenti paesi:

1. Valledoria
2. Berchidda
3. Lodè
4. Gruppo folk Tattari
5. Sassari città di Sassari
6. Sassari gruppo folk “Acuvacamus”
7. Bortigali
8. Ittireddu “Santu Jagu”
9. Orgosolo “Gruppo folk murales”
10. La Caletta “Siniscola”
11. Orune “Santa Lula”
12. Uri “Santa Rughe”
13. Pozzomaggiore
14. Ittiri gruppo folk “San Pietro”
15. Ittiri “Il Sorriso”
16. Oschiri Gruppo folk “Beata Vergine Immacolata”
17. Olmedo
18. Sennori
19. Sas Campidanesasa
20. Buddusò “Sant Ambrogio”
21. Porto Torres
22. Orani
23. Lanusei
24. Oristano

Le coppie verranno accompagnate durante la sfilata dai i due gruppi folk e mini folk locali: San Michele arcangelo e Giovanni Maria Angioy

 gruppi folk sardi a bono

 

Le maschere fonnesi de “s’urthu” e “sos buttudos” di Fonni

s urthu sos buttudos fonni

Le maschere di carnevale fonnesi de “s’urthu” e “sos buttudos” rappresentano la lotta quotidiana dell’uomo contro gli elementi della natura.

Definite come “le maschere brutte” (mascheras bruttas) vennero dal Wagner così esemplificate: ...”maschere cenciose e sudice, dal vestito a sbrendoli, ricoperte di pelle, tinte di fuliggine, che l’ultima sera di carnevale cantano parodie carnevalesche e impauriscono i ragazzi e le ragazze”.

Erano quei travestimenti che la chiesa vietava, quelli della maschera bestiaria per il suo traslato figurativo demoniaco.

S’Urthu, maschera ricoperta di pelle di montone, costituiva e costituisce tutt’oggi l’epicentro del rito simbolico, sul quale gravitano gli altri componenti della maschera, Sos Buttudos. Viene tenuto tramite una grossa catena di ferro da due Buttudos, i quali tengono a bada S’Urthu nel suo tentativo di avventarsi contro la gente e particolarmente sulle ragazze che devono giocoforza subire le sue “esuberanze” quando non riescono a svincolarsi.

Chi rappresenta S’Urthu è generalmente una persona robusta, forte e agile, che si arrampica sui balconi, sui muri e nei posti più improbabili nel tentativo di sfuggire alla sua sottomissione, creando scompiglio e meraviglia tra la gente.

S’Urthu che scappa e si arrampica, che crea scompiglio, che lotta con i suoi simili, che collassa al suolo sfinito mentre Su Buttudu lo percuote con il nervo spronandolo per rialzarsi, è l’espressione di una dimensione lontana e arcaica, fortemente identitaria, legata alla terra in questo fronteggiarsi tra Uomo e Bestia, tra bene e male in cui le entità sovrumane si alternano in una interpretazione di ruolo solenne riportando agli antenati mitici di un tempo primordiale, spesso in una raffigurazione mostruosa e inquietante attribuibile alle più lontane origini.

Su Buttudu, indossa il caratteristico cappotto in orbace nero, pantaloni in velluto nero, sos cambales (una sorta di schinieri), sos ùssingios (scarponi in pelle) e sas sonaggias (campanacci) e sa cironia (il nervo) utilizzata per sollecitare l’azione de S’Urthu.

Tutte le maschere, hanno le mani e il viso completamente neri, tinti con s’intiveddu, ossia la fuliggine ottenuta dal sughero bruciato.

 

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