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Dalla Sardegna bizantina alla Sardegna dei giudicati

La Sardegna bizantina
534 d.C. - 850/900 d.C.

DALLA SARDEGNA BIZANTINA ALLA SARDEGNA DEI GIUDICATI

I Saraceni spadroneggiano nel Mediterraneo segnando il cammino dell'isolamento della Sardegna da Bisanzio.
Con l'avvento dell'Islam il Mediterraneo e gli stati che vi si affacciavano diventarono poco sicuri e, nel 705 la Sardegna subì un primo attacco, improvviso e non atteso, che seminò il panico tra la popolazione. Il governo bizantino, dominatore dell'isola, non seppe difendere in alcun modo le coste ed i centri abitati.
La Sardegna era inserita nell'esarcato d'Africa, ed era governata da un Prases o Judex Provinciae che risiedeva a Caralis, mentre l'esercito era affidato ad un comandante chiamato "DUX" che risiedeva a Forum Traiani.
I barbaricini in quello stesso periodo erano stanziati entro i confini della "Barbagia" e forse erano organizzati in piccoli stati indipendenti che si univano solo per contrastare i tentativi dei dominatori dell'isola di assoggettarli. Vivevano, quindi, in "splendido" isolamento, continuando, forse, le tradizioni nuragiche, adorando pietre e animali, ma rimanendo fieri indomiti e incontaminati. (...) La dominazione bizantina nell'isola era caratterizzata da una crescente fiscalità che impoveriva sempre più il popolo, il quale doveva subire anche le vessazioni dei funzionari imperiali che, a loro volta, depredavano per arricchirsi personalmente. La Sardegna era divisa in quattro territori chiamati " Partes" governati da altrettanti funzionari che dipendevano da Caralis. Ogni funzionario, probabilmente, data la lontananza dalla madrepatria ed il mancato controllo di chi stava più in alto, agiva nel suo territorio come un "sovrano", imponendo tributi di ogni genere e compiendo ogni sorta di sopruso.
Anche la confusione che regnava dal punto di vista religioso, con la chiesa, che nominalmente era romana, ma che sostanzialmente era di rito bizantino, con il clero dalla folta barba ed il battesimo per immersione, non contribuiva certo a rendere la situazione più chiara.
La chiesa sarda, inoltre, era autocefala (il Primate veniva eletto da una assemblea di vescovi che a loro volta erano nominati dal Primate), una sorta di indipendenza dalla chiesa di Costantinopoli che riconosceva però il primato della chiesa di Roma.
Una situazione politica, religiosa, economica alquanto confusa che non favorì certo una organizzazione volta alla difesa dagli sbarchi musulmani, sempre più frequenti. La situazione per l'isola peggiorò sensibilmente dopo il 732, anno in cui i musulmani furono battuti a Poitiers e costretti a rinunciare alla conquista dell'Europa centrale, rivolgendo così le loro mire esclusivamente verso le terre mediterranee. (...) L'occupazione della Sicilia nell'827 e di Creta da parte dell'Islam diede un colpo di Grazia definitivo alle speranze sarde; i contatti con la madrepatria furono troncati e nessun rifornimento e aiuto poté più arrivare nell'isola che rimase abbandonata a se stessa ed in balia degli attacchi sempre più frequenti.
L'esercito bizantino stanziato nell'interno della Sardegna, fu senz'altro trasferito nelle zone costiere per far fronte ai mori, con il risultato di dividere le forze senza nessuna speranza di contrastare i musulmani che avevano a disposizione mille e più chilometri di coste per sbarcare. La storia ci tramanda che lo Judex Provinciae (massima carica bizantina nell'isola) assunse anche la carica di comandante militare, per meglio organizzare la difesa in quel momento di estremo pericolo, diventando di fatto il vero padrone dell'isola, data la mancanza di collegamenti con Costantinopoli. Ne consegue che la Sardegna a cavallo dei secoli VIII e IX dovette, necessariamente, rendersi autosufficiente economicamente, producendo i generi alimentari di largo consumo e reintroducendo il baratto; una situazione tragica che portò il popolo ad una condizione di povertà estrema, considerando anche le vessazioni dei nobili che nonostante la crisi, non rinunciarono certo ai loro privilegi. Il giudice provinciale nominò dei luogotenenti dislocandoli nelle zone dell'isola strategiche per la difesa delle coste.
Questi luogotenenti furono, probabilmente, investiti anche dalla carica di comandanti delle forze militari locali per poter agire nel modo migliore contro gli attacchi dell'Islam. Forse una improvvisa indipendenza di questi luogotenenti che si proclamarono autonomi staccandosi dal potere centrale rappresentato dal giudice provinciae che risiedeva a Caralis, fu la causa della formazione dei Giudicati. (...) Valutiamo la realtà della Sardegna in quel periodo: l'esercito sempre più indigeno schierato lungo le coste e le città e i paesi sul mare abbandonati a favore dell'interno, per evitare le razzie musulmane, il territorio sardo diviso, forse in quattro regioni, per meglio essere difeso sotto la giurisdizione civile e militare di un luogotenente. Ipotizziamo che i luogotenenti avessero a disposizione sia i soldati sia le entrate fiscali e vantassero una tale autonomia che il giudice della provincia col passare degli anni non poté, anche volendo, più imporsi. Si raggiunse così una parità di forze tale che ogni delegato diventò potente quanto il delegante. Ma non si può ancora parlare di stati perfetti, almeno nell'864, in quanto il governo locale era ancora, almeno teoricamente, subordinato al potere centrale di Caralis nonostante la presunta autonomia.
Dopo breve tempo troviamo i quattro regni con una divisione amministrativa e un sistema elettivo identico: curatorie, Ville (paesi), Corona De Logu (Parlamento), Giudice ( Rex), Majore de Villa (Sindaco), nomina nello stesso modo democratico dei grandi elettore di curatoria delegati all'elezione del Giudice Un sistema complesso adottato improvvisamente e contemporaneamente nei quattro regni, nonostante la diffidenza di un "Giudice" verso l'altro, tanto che i confini dei territori erano talmente chiusi che anche le sole idee non riuscivano a passare.
E i sardi della Barbagia?
Non si ha nessuna notizia di quel popolo, anzi gli ex territori barbaricini li ritroviamo divisi nei quattro giudicati, incorporati quindi senza alcuna apparente resistenza.
Tutto ciò non sembra né logico né possibile. Un popolo che aveva resistito ai fenici, ai cartaginesi, ai romani, ai vandali e agli stessi bizantini non può aver ceduto a dei giudici, peraltro in piena crisi e con eserciti improvvisati e impreparati tesi alla difesa della propria casa dai mori più che a quella del territorio. Azzardiamo l'ipotesi che furono invece i barbaricini a prendere l'iniziativa e coscienti della divisione e della debolezza dei bizantini o dei sardi bizantinizzati, scesero dalle montagne, loro secolari roccaforti, avendo ragione in breve tempo dei loro avversari. Se così fosse avvenuto, si giustificherebbe l'assenza di fonti scritte almeno fino all'anno mille; si potrebbe capire la forma di governo giudicale che deriverebbe da quella barbaricina, mutuata nelle sue linee essenziali da queste nuove realtà statuali. È facile teorizzare un collegamento col sistema nuragico incentrato sul consiglio degli anziani e su un sovrano, che nei secoli avrebbe resistito tra le montagne della " Barbaria". Quindi i Giudicati, se così fosse, si potrebbero configurare come gli eredi del sistema nuragico e del sistema barbaricino. (...)
Testi tratti da Sardinian.net



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