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Sei qui: SardegnaCulturaRacconti di AdelasiaBosa: una sinfonia di sereno

Bosa: una sinfonia di sereno

Bosa

Castello di Serravalle
Castello di Serravalle
Bosa ha i colori quieti del sereno. Non puoi non aspettare almeno un'aurora a Bosa, una di quelle antiche aurore dalle "dita rosa" per goderti in prima fila la nascita di un nuovo giorno e di nuove speranze. Almeno un'aurora, sotto il castello di Serravalleche si pensa costruito dai Malaspina ma chissà, che torreggia compiaciuto attendendo che la giovane luce apra definitivamente il sipario, per roseggiare quei tetti antichi che si distendono diseguali sotto di te, e tu ti chiedi convinta che saranno mai i tetti di Firenze e Roma dopo aver visto quelli di Bosa, all'aurora....quale vista rasserena di più, una mattina fresca, nel vedere scintille di luce
Fiume Temo
Il fiume Temo
brillare sul fiume Temo che arriva scorrendo placido, in viaggio dal paese de "sos caddos birdes" per potersi acquietare in questa valle e nutrire gli agrumeti, gli uliveti e gli orti che si aprono davanti ad antichi ed eleganti portali, memorie di laboriosi tempi andati.

Lo vedi scorrere sereno e sinuoso come in un prezioso dipinto, ossequiando la rossa chiesa romanica di san Pietro Extramuros, sopravvissuta testimonianza
Passeggiata lungo il Temo con il vecchio ponte in
Lungo Temo e Ponte Vecchio
di Calmedia, antica città dal nome musicale sorta sugli insediamenti romani al di là della tua sponda che si spostò ai piedi del castello in epoca medioevale riprendendosi l'antico nome: Bosa, quasi a riaffermare la sua storia millenaria, perché è così che la chiama un'epigrafe fenicia probabilmente dell'IX secolo a.C., con un toponimo forse mediterraneo, d'incerta etimologia, legato chissà a quale ricordo dei Sardi ed è il mito che ce lo conferma e ci soccorre, quel mito che vuole le sue origini discendere addirittura da quel Sardus Pater padre ed eroe dei Sardi che certamente, e non poteva fare altro, si compiacque che sua figlia Calmedia, che restò folgorata nello scoprire la valle incantata, vi si sia fermata e abbia fondato la città.


Sas Conzas
Sas Conzas
Il tuo sguardo lo segue, quel fiume Temo che attraversa l'ancora assopita
San Pietro Extramuros
San Pietro Extramuros
Bosa e che sembra giocare a nascondino sparendo sotto quel Ponte Vecchio in trachite che ne unisce le sponde, facendo capolino tra palme e antichi palazzi, colorandosi di rosa e specchiando le ottocentesche concerie,"sas conzas", un quadro naif che racchiude quelle che sono state dichiarate Monumento Nazionale, come per rassicurarle che sì, anche se abbandonate sono bellissime, sono vive e palpitanti, sono la storia e la tradizione, sono un simbolo per Bosa, di fronte a semplici barche azzurro chiaro e nasse che riposano lì, profumate di fatica, di salsedine e di leggende di mare e pescatori. E il Temo ti porta verso l'orizzonte, laddove la valle come fosse un sipario si apre a una vista spettacolare: il mare, che attende le sue acque confondendosi con esse, finalmente in pace dopo secoli, da quando i bosani nel 1500 ostacolarono lo sbocco del fiume ostruendolo con massi giganti per impedire
Chiesa del Rosario
Chiesa del Rosario
l'avvicinamento della flotta francese, per poi pagarne lo scotto con 500 anni di disastrose inondazioni, una sorta di maledizione cabalistica. Perché anche la natura più amica può diventare la peggior nemica quando se ne ostacola il naturale corso, e il quieto Temo esplodeva allorché imbrigliato cercava il mare, ma il vento e le onde non lo permettevano.

Che delizia immergersi nei labirinti lastricati e nelle scalinate della medioevale "sa costa", tra rioni stretti scavalcati da archi e case dai colori pastello, lunghe e quasi tirate e ingentilite da tendine ricamate a filet, intrisi di storia e di profumi di malvasia che già ti inebriano, dagli androni con le volte unghiate di palazzi antichi che sembrano voler sfidare la legge di gravità, per poi arrivare al Corso. E che gusto assaporare il primo caffè del mattino di fronte al Fontanone, memoria perenne dell'acquedotto ottocentesco, specchiarti su vetrine ancora chiuse che rimandano a coralli e filigrane, omaggiare gli edifici antichi e prestigiosi allineati lungo l'elegante ciottolato e le lastre di basalto del Corso e il curioso orologio della Chiesa del Rosario, per poi raggiungere la magnifica Cattedrale, dal quale vedi uscire qualcuno che ha iniziato la giornata bisbigliando la sua prima orazione: nessuna meraviglia che sia di ringraziamento.

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