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Gli avvenimenti piu' rilevanti in ordine cronologico

Gli avvenimenti piu' rilevanti in ordine cronologico

 

Il Costa parla di oltre settanta omicidi. In realtà furono molti di meno, secondo quanto risulta dai dati d’archivio, verificati più volte e pertanto da considerare attendibili.
Dalla consultazione degli archivi parrocchiali dei paesi interessati, emergono i seguenti dati: dal 19 marzo 1850, quando fu ferito il Vasa, al 26 maggio 1856, data delle paci di Tempio, sono stati registrati 27 omicidi, e non tutti ascrivibili a qualcuna delle due parti. È sicuro che non tutti venivano registrati negli archivi parrocchiali, però anche sulla base del confronto con altri dati si possono giudicare sufficientemente attendibili. Per esempio alcuni omicidi non registrati (Maria Maruddali, Pancrazio Oggiano, Pietro Spano, Paolo Addis Mattola) avvenuti nelle campagne tra Trinità d’Agultu e Bortigiadas sono sicuramente attribuibili alla faida. Anche aggiungendo questi si è sempre lontani dalla quantità riportata dal Costa.
Qui viene riportato un elenco dei principali avvenimenti delittuosi; alcuni di essi non sono sicuramente da attribuire alla faida. A questo proposito vi è da rilevare che, come sempre succede in questi casi, chi aveva un conto da regolare con qualcuno appartenente alle due fazioni in lotta, ne approfittò apertamente, in quanto il delitto sarebbe stato attribuito alla parte contraria.

19 marzo 1850: ferimento di Pietro Vasa.
Il Vasa fu colpito da una pallottola mentre, dalla chiesetta campestre di San Giuseppe di Cugurenza, rientrava al suo stazzo di Lu Naragheddu. Il fatto avvenne nel sito chiamato La ‘ena di li Cabaddi, dove ancora oggi si trova una sorgente, e dove il Vasa si era attardato concedendosi una pausa. Soccorso dai suoi parenti del casato Oggiano Tuxoni che abitavano nel vicino stazzo di Petra Luzana, adagiato su una improvvisata barella di frascame, fu trasportato a casa sua. Il parroco della Trinità d’Agultu, il tempiese Pietro Garrucciu, recatosi dal Vasa per somministrargli i sacramenti, alla fine si rifiutò di dargli l’assoluzione in quanto anziché perdonare i suoi feritori incitava il cugino Michele Tanxu alla vendetta. Questo fatto fece nascere un piccolo battibecco tra il Vasa e il Garrucciu che, probabilmente per paura di qualche rappresaglia, il giorno stesso abbandonò la parrocchia e non vi fece più ritorno. Rientrò ad Aggius e da lì, dopo qualche tempo, se ne andò a Tempio.
Il ferimento del Vasa fu la scintilla che accese definitivamente le polveri; ma chi erano stati i feritori? Al primo approccio furono accusati i Pileri che, approfittando della situazione di attrito con il mancato suocero, potevano far fuori Pietro Vasa addossandone la colpa ai Mamia. I Pileri, confinanti con i Vasa, ma parenti dei Mamia, erano certamente gente di pochi scrupoli, malvisti anche dal loro parente Antonio Mamia. Però lo stesso discorso si poteva fare per i Mamia che, volendo dare una lezione al Vasa, colpevole per il mancato matrimonio con Mariangela, avrebbero approfittato della ormai cronica inimicizia di costui con i Pileri per far ricadere la colpa su questi ultimi. Il clan dei Vasa comunque diede la colpa al Mamia, almeno in qualità di mandante.
Nel frattempo, Pietro Vasa, da tutti dato per spacciato, dimostrò invece di avere la pelle dura, e riuscì a guarire dalla ferita riportata nell’attentato. Ripresa la vita normale, il suo unico scopo, da allora in poi, fu quello di vendicarsi; il suo odio, ovviamente, lo riversò in misura maggiore nei confronti del mancato suocero, Antonio Mamia.

28/29 aprile 1850: uccisione di Michele Tanxu.
Il Tanxu, come si è detto, si incaricò personalmente di vendicare il ferimento del cugino Pietro Vasa. Qualche giorno dopo, a fine marzo, tese un agguato a Pietro Mamia, di Li Colti, ritenuto colpevole dell’attentato a Pietro Vasa, e lo ferì in maniera abbastanza grave, ma non mortale. Il Tanxu non pago del risultato ottenuto, qualche giorno dopo, tese un agguato al vecchio Michele Mamia che, in compagnia di Giovanni Maria Malu, stava dissodando un terreno di sua proprietà, in località Li Colti. Questa volta non gli andò altrettanto bene: la pronta reazione dei due che, data la situazione, portavano sempre le armi a tracolla, portò al suo ferimento. Michele Tanxu, vista la mala parata tentò la fuga, ma fu raggiunto, ormai agonizzante, dai due del clan Mamia che posero fine alla sua esistenza sgozzandolo con la “cultedda”. Il suo cadavere fu poi sotterrato nella località chiamata La Maccia di L’Acca, situata tra la Punta di Canneddi e Tinnari (Trinità d’Agultu e Vignola).

31 maggio 1850: uccisione di Giovanni Addis Nieddu.
Non meglio identificato; fu ucciso e il suo cadavere dato alle fiamme.

15 agosto 1850: uccisione di Michele Mamia.
Fu ucciso sulla strada che da Viddalba porta ad Aggius, mentre rientrava dal campo del Coghinas.
Ormai si era già in uno stato di guerra dichiarata fra Pietro Vasa e il suo mancato suocero, Antonio Mamia.
Il Vasa ritenendo il Mamia mandante dei misfatti perpetrati nei mesi precedenti, nei suoi confronti, organizzò un agguato per farlo fuori, lungo la strada che dal campo del Coghinas porta ad Aggius. Il Mamia, uomo previdente, tagliò invece per una scorciatoia e per la strada maestra passò il proprio figlio Michele, appena quindicenne. Il ragazzo fu ucciso presso lo stazzo di Gambaidonna, lungo la strada che partendo da Viddalba, andava a congiungersi con quella da Trinità d’Agultu ad Aggius.
Da taluni, fu ritenuto direttamente responsabile, dell’esecuzione materiale dell’omicidio, addirittura il capo clan, Pietro Vasa. In realtà a costui non interessava affatto l’uccisione del ragazzo, il vero bersaglio era Antonio Mamia. Il tragico avvenimento fu conseguenza del fatto che uno dei partecipanti all’agguato, Battista Vasa, di Monticareddu, disattese agli ordini di Pietro.

21 agosto 1850: Uccisione di Caterina Bianco “Razzu”, madre di Pietro Vasa.
Fu uccisa in Lu Naragheddu, non lontana dalla sua abitazione, nei pressi di una sorgente naturale, dove si era recata per attingere l’acqua.
Assieme all’omicidio di Michele Mamia, fu il fatto che fece perdere ogni speranza di ricomporre amichevolmente le liti fra le due fazioni. Pietro Vasa, pazzo di rabbia, e con il cuore ancora più pieno di odio verso i Mamia, da quel momento imboccò decisamente la strada della guerra totale.

8 novembre 1850: uccisione di Nicola Cioncia, anni 25.
Fu sepolto a San Pietro di Rudas. Era imparentato con i Vasa per parte di padre.

3 giugno 1851: uccisione di Pietro Zancanu, anni 50.
Fu sepolto a San Pietro di Rudas. Ritenuto un sicario dei Vasa.

11 giugno 1851: omicidio di Comita Pirodda “Alcatu”, di Giovanni e di Antonia Tirotto, anni 27
In relazione parentale con i Mamia da parte di madre, fu ucciso presso La Paduledda e sepolto nel cimitero di Trinità d’Agultu. Il presunto omicida era Giovanni Antonio Oggiano “Tuxoni”, parente dei Vasa.
Dal resoconto processuale a carico dell’omicida, si riesce a risalire al movente del delitto e si scopre che, anche se i due appartenevano alle due fazioni contrapposte, la faida c’entra marginalmente. Qualche tempo prima il Comita Pirodda, assieme al fratello Pietro, avevano accorpato illegalmente, alla loro proprietà un appezzamento di terreno dell’Oggiano, il quale fece ricorso al pretore di Aggius; il Pirodda allora, per ritorsione uccise un cavallo del Tuxoni, che si vendicò prontamente.
Dopo l’omicidio il Tuxoni si diede alla latitanza; fu arrestato quattro anni dopo, nelle campagne di Tisiennari (Bortigiadas). Le fasi della sua cattura furono abbastanza concitate, poichè l’Oggiano si difese strenuamente e riuscì anche a ferire l’appuntato dei carabinieri Cosimo Macis.
Il processo celebrato a Sassari nell’agosto 1856, si concluse con la condanna all’ergastolo dell’imputato. In questo processo, anche se poco attinente, risulta interessante la dichiarazione di Maria Leonarda Oggiano, teste citata dalla Difesa, la quale afferma che “nei giorni antecedenti la festa della Santissima Trinità d’Agultu, per correttezza e tradizione, in terra di Aggius non si ammazza mai nessuno”.

21 ottobre 1851: uccisione di Michele Addis “Scriccia”, anni 40.
Difficile stabilire i legami parentali, ma sicuramente appartenente alla fazione dei Vasa, per via delle sue relazioni con la famiglia Tanxu.
In questo periodo alcuni componenti dei due clan, cercarono di sfuggire alla faida cambiando luogo di residenza. Alcuni familiari del Vasa si rifugiarono dalle parti di Tergu, in Anglona, dove rimarranno fino alla cessazione delle ostilità. Altrettanto fecero alcuni membri della famiglia Pileri, rifugiandosi nella zona di San Pantaleo (Olbia) e Monti di Mola (Arzachena).

19 febbraio 1852: uccisione di Luca Oggiano.
L’omicidio avvenne presso lu Monti Spirratu; fu sepolto a Trinità d’Agultu. Probabilmente parente dei Vasa.

14 luglio 1852: uccisione di Antonio Pileri, anni 50.
Appartenente alla fazione dei Mamia, per vincoli di parentela. Sepolto a Trinità d’Agultu.

08 agosto 1852: uccisione di Agostino Pirodda “Boddu”, anni 35
, sepolto a Trinità d’Agultu. Difficile attribuirlo ad una delle due parti; probabilmente era di quella dei Mamia.

28 maggio 1853: omicidio di Antonio Vasa, anni 58.
Fu ucciso in La ‘èna Longa (Nigolaeddu-Li Colti) e sepolto a Trinità d’Agultu. Figlio di Pietro Vasa e di Martina Cioncia, pertanto fratello del padre del Pietro Vasa, fidanzato di Mariangela Mamia.
All’indomani di questo omicidio, in una tumultuosa seduta del consiglio comunale di Aggius, fu deliberato di richiedere l’intervento del Governo, al fine di calmare gli animi e di far cessare le attività delittuose, che stavano facendo precipitare tutto il territorio in un baratro senza fine. Analoga richiesta era stata fatta il 18 dicembre 1851, all’indomani dei primi avvenimenti delittuosi.
Ad Aggius era stato insediato un presidio di bersaglieri, sequestrate armi nel villaggio, e arrestati diversi individui sospetti, anche nelle campagne. Tuttavia ciò non valse certo a raffreddare i propositi bellicosi degli abitanti degli stazzi.
Da rilevare che nella seduta del 1853, fra i consiglieri comunali, erano assenti sia il vecchio capo clan Antonio Mamia, sia Nicola Vasa, cugino di Pietro Vasa e quindi entrambi parti in causa.
Con una successiva delibera del 2 giugno 1854 il Consiglio comunale chiese che si “inviassero carabinieri a cavallo per lo sgombro dei sicari malviventi, poiché ora più che mai esacerbati gli animi delle complicate fazioni e i delitti di giorno in giorno progrediscono”. In pratica la situazione era estremamente delicata in quanto dovunque regnava il terrore e la paura di agguati era sempre nella mente di tutti.

24 giugno 1853: omicidio di Antonio Addis “Mamia” di Pietro e di Maddalena Satta. Sepolto ad Aggius. Secondo quanto riporta il Costa nei mesi precedenti l’agguato mortale al Mamia vi fu una certa tregua nelle uccisioni; la sua affermazione non è confermata dalle fonti archivistiche.

5 febbraio 1854: omicidio di Matteo Vasa, di Pietro e di Martina Cioncia, anni 58, ucciso in la Cunchiggjola-Cugurenza, sepolto a Trinità. Zio paterno di Pietro Vasa.

3 aprile 1854: omicidio di Agostino Peru Mamia noto “Cojareddu”, di Pietro e di Caterina Mamia, ucciso in Lu Capu di Maltuzzu-Li Colti, sepolto a Trinità d’Agultu.

12 aprile1854: omicidio di Gavino “Colbu” avvenuto in località L’Alba di la Ruda, presso Li Colti.

10 giugno 1854: omicidio di Nicola Moro, anni 35, ucciso in Cugurenza, dai carabinieri, ai quali si era ribellato.

13 luglio 1854: omicidio di Giovanni Antonio Pirodda, anni 55. Fu ucciso presso La Paduledda, sepolto a Trinità d’Agultu.

30 luglio 1854: omicidio di Giuseppe Andrea Peru, anni 49, ucciso presso il Riu Sirena, sepolto ad Aggius.

3 ottobre 1854: omicidio di Giovanni Battista Muretti Mamia, noto Bistenti, anni 40.

17 dicembre 1854: omicidio di Giovanni Maria Malu “Bagassu”, anni 50, pastore di Cascabraga. Il suo cadavere fu rinvenuto, orrendamente mutilato, nel luogo detto Lu Caminu Mannu, nei pressi di L’Alburu di la Bandera in territorio di Bortigiadas, nel cui cimitero fu poi seppellito.

10 luglio 1855: omicidio di Salvatore Pileri di Michele, anni 70, sepolto ad Arzachena. Uno dei tanti che era emigrato all’inizio della faida, onde evitare guai peggiori. Era del clan dei Mamia.

22 luglio 1855: omicidio di Andrea Bianco “Rana” di Pietro e di Gerolama Suelzu, sepolto ad Aggius.

8 novembre 1855: omicidio di Nicola Pirodda di Antonio e di Maria Vittoria Pirodda, anni 28, ucciso in la Paduledda, sepolto a Trinità d’Agultu.

14 novembre 1855: omicidio di Francesco Maria Carbini “Brandincu”, anni 41 (n. 30.01.1814), ucciso in Vaddi Muroni, sepolto a Trinità d’Agultu. Affiliato alla parte dei Vasa.

30 gennaio 1856: omicidio di Pietro Muntoni, ucciso in Lu Muddetu.

26 maggio 1856: Paci di Tempio...
Con questo atto fu sancita ufficialmente la fine delle inimicizie fra i Vasa e i Mamia.
Nei mesi successivi a tale cerimonia, la catena di delitti si allungò ulteriormente. Basti pensare che dal 26 maggio 1856 al 14 luglio 1860 furono commessi altri nove omicidi.

Tra i fatti di sangue successivi alle paci di Tempio i principali furono:
13 dicembre 1856: omicidio di Pietro Pirodda (n. 4.11.1835) di Antonio e di Maria Vittoria Pirodda, ucciso presso la Paduledda, sepolto a Trinità d’Agultu.

5 luglio 1857: omicidio di Anton Stefano Pes. Secondo il Costa fu ucciso dal Muto, poer vendicarsi del fatto che non gli avevano concesso la mano della giovane figlia Francesca.

??.??.1858 – Sebastiano Tanxu di Andrea e di Agostina “Razzu”, soprannominato “il Muto di Gallura”, sepolto in località ignota.

18 marzo 1859: muore Pietro Vasa, nel carcere di Tempio.
Con la sua fine, cala finalmente il sipario sulla inimicizia fra i Vasa e i Mamia, in quanto sono scomparsi tutti i principali attori. In realtà i fatti di sangue in Agultu continueranno ancora per molti anni perché nel frattempo si creeranno nuove inimicizie.

A questi nominativi si dovrebbero aggiungere anche quelli che, implicati nella faida e assicurati alla Giustizia, perirono nelle prigioni, dislocate anche fuori della Sardegna.
Fra di loro si ricordano:
- Martino Tirotto, anni 37, deceduto a Sassari nel 1862;
- Francesco Carbini Brandincu, di Nigolaeddu;
- Leonardo Tirotto, anni 44, deceduto a Genova nel 1859;
- Mattea Muretti, anni 40, deceduta a Sassari nel 1862;
- Giovanni Antonio Vasa, noto Baddarocculu, anni 36, deceduto nel carcere di Tempio Pausania nel 1863;
- Michele Suelzu Buleddu, anni 50, deceduto nel carcere di Tempio Pausania nel 1865;
- Martino Peru, anni 50, deceduto nel carcere di Tempio Pausania nel 1874;
- Andrea Addis Ugnutu, anni 30, di Migalazzu, coniugato con una Domenica Mamia, deceduto nel carcere di Tempio Pausania nel 1876;
- Giovanni Tuxoni, anni 62, deceduto nel 1880 a Pozzuoli, dove era condannato ai lavori forzat


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