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Comune di Guamaggiore

guamaggiore

Prefisso: 070
Cap: 09040
Abitanti: 1.066
Altitudine: 199 m slm

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Il paese sorge, in un conca naturale, ai piedi della brulla collina di Cabiddiu, e si presenta con abitazioni con grandi portali d’ingresso, porticato, ampio atrio denominato “lolla”. Il territorio è prevalentemente collinare, soprattutto a nord, anche se le vette più alte non superano i 500 metri e a causa della scarsa piovosità è assai povero di corsi d’acqua.

La denominazione del paese risale all’antichità e trae origine, forse, dalla locuzione latina Goy Major, mentre nella parlata locale è conosciuto col nome di “Gomaiori”. La presenza umana nel territorio ha origini antichissime, lo testimoniano i ruderi di numerosi nuraghi, circa 25. Il paese sorge, in un conca naturale, ai piedi della brulla collina di Cabiddiu, e si presenta con abitazioni con grandi portali d’ingresso, porticato, ampio atrio denominato “lolla”. Il territorio è prevalentemente collinare, soprattutto a nord, anche se le vette più alte non superano i 500 metri e a causa della scarsa piovosità è assai povero di corsi d’acqua. Cenni storici La denominazione del paese risale all’antichità e trae origine, forse, dalla locuzione latina Goy Major, mentre nella parlata locale è conosciuto col nome di “Gomaiori”. Da attendibili testimonianze, risulta che l’abitato venne colpito, per ben due volte, da epidemie di peste, la prima negli anni 1651-55, mentre la seconda più terribile, nel 1681 decimò la popolazione. I superstiti abbandonarono l’antico sito per stabilirsi nella zona odierna e per voto edificarono la chiesa in onore a San Sebastiano martire.

La settimana che precede i festeggiamenti del patrono di San Sebastiano, si svolge la tradizionale sagra de “Is carrus a monti”. Anticamente per l’occasione una nutrita delegazione della cittadinanza si recava in corteo, su carri trainati da buoi (is tracas), addobbatissimi a festa, nelle vicine colline della Trexenta dove tra divertimenti, canti dialettali (muttetus) e danze popolari, si tagliavano i tronchi che sarebbero poi serviti per il grande falò dedicato al santo che si accendeva al centro del paese.

Il paese va fiero di aver dato i natali al commediografo Efisio Vincenzo Melis autore di note e divertenti commedie in lingua sarda trexentese quali Ziu Paddori, Su bandidori ed altre dalle quali diverse compagnie teatrali hanno tratto allegre quanto interessanti rappresentazioni.

Tra i piatti tipici e più rappresentativi della nostra comunità e della Trexenta possiamo citare: - Sizzigorrus a schiscionera (lumache con olio, prezzemolo e pane grattugiato); - Cruscionis priutzus; - Is suppas; - Fave lesse con cotica di maiale; - Conillu a succhittu; - Gatou; - Pardulas; - Amarettus.

Da vedere:
Chiesa di San Pietro

 

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