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Comune di Burcei

burcei

Prefisso: 070
Cap: 09040
Abitanti: 2.917
Altitudine: 648 m slm

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Il territorio prevalentemente montuoso, ricco di boschi e di acque è particolarmente adatto alla pastorizia, ma non mancano zone coltivate a orti (Pronus) o a viti e leguminose (Is Bingias).
È il paese della provincia che ha maggiori caratteristiche di centro montano; molti torrenti che scorrono su terreni per lo più impermeabili alimentano il Campidano di Cagliari il centro abitato, situato sul pendìo di una collina, sul versante Est del monte di Serpeddì, si articola attorno a tre piccole piazze prevalentemente verso la direttrice Nord-Ovest.
Il primo nucleo abitato risale alla prima metà del 1600, anche se nell’area esistono tracce, ad esempio, di insediamenti nuragici (a circa 3 Km dal paese, in località Su Nuraxi). Pare che l’origine di Burcei sia legata alla presenza di un gruppo di pastori barbaricini, possessori di un vicino salto, stabilitisi nei pressi della sorgente chiamata Sa Mitza de su Salixi, esistente fino a qualche decennio fa proprio nel cuore del paese. Attratti dalla copiosità delle acque dai pascoli abbondanti e dalla salubrità dell’area, i pastori avrebbero impiantato i primi nuclei conducendovi le proprie famiglie. Il nome stesso di Burcei sarebbe legato alla parola Burrei che significa “branco di buoi”. Il territorio appartenne ai conti di Malaspina, poi al marchesato di Quirra sotto i Centelles, ai quali succedettero poi gli Osorio. Le notizie sul piccolo paese che nei primi anni dell’800 contava circa 730 persone, non sono molte. Il sacerdote Vittorio Angius, che intorno al 1833 visitò il paese, nel Dizionario geografico degli Stati Sardi ci offre uno spaccato della Burcei di quasi due secoli fa. Il paese viveva d’agricoltura e allevamento. Si coltivava soprattutto l’orzo, date le caratteristiche sabbiose del terreno che non favorivano la coltura del grano, e la vite. Circa tremila gli alberi da frutto tra cui naturalmente ciliegi, fichi e peri. Ragguardevole l’allevamento. Nel 1833 erano 170 i buoi per l’agricoltura, 2000 le capre e 1000 le pecore. Da queste ultime grazie al latte munto, si preparavano ottimi formaggi. L’unico edificio, escluse le abitazioni che conservano strutture da ammirare, è la Parrocchiale costruita nel 1836 su progetto dell’architetto Gaetano Cima, che presenta analogie con quella di Guasila. Ha pianta ottagonale con cappelle laterali, un prospetto in stile neoclassico timpanato e scompartito da colonne, alto campanile sulla sinistra.
L’aspetto economico moderno non si allontana molto da quello tradizionale. Il lavoro nei campi, ancora praticato, anche se prevalentemente dai meno giovani, è soprattutto teso a soddisfare il bisogno familiare. È la pastorizia a costituire la maggiore fonte di guadagno, mantenendo di fatto in vita, grazie agli abbondanti pasti quella tradizione che aveva deliziato con carni e formaggi l’intero Campidano. Ma in tempi recenti si è aperta la strada all’edilizia, caratterizzata da un forte pendolarismo sia nell’area cagliaritana che verso la costa nord-orientale. La famosa laboriosità dei burceresi e la loro bravura nel settore delle costruzioni la si può notare in quello che in paese costituisce vero e proprio oggetto di culto l’edificazione della propria abitazione. L’artigianato non costituisce ancora una risorsa tale da creare una seppur minima offerta commerciale.

Da vedere:
I monti dei sette fratelli

 

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