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Tradizioni di Sardegna

I Fuochi Sacri dei nostri Padri - un sogno..i fuochi nei nuraghi, che si vedano l'un l'altro nella notte..

 

fuochi sacri jerzu

I Fuochi Sacri dei nostri Padri

13 aprile 2019

Sogno che all'inizio della primavera, data sacra dei nuragici, dopo tremila anni accendiamo sui nostri nuraghi dei fuochi, che si vedano l'un l'altro nella notte, in una catena ininterrotta di luce che ricordi la nostra primordiale civiltà costruita sulle pietre” (Tonino Serra)

Accenderemo anche quest'anno i Fuochi ed alle porte della sesta edizione, ricca di novità, auspichiamo una numerosa partecipazione, dopo il grande trionfo della scorsa edizione!

La speranza è anche quella di riuscire a valorizzare il nostro prezioso territorio, le ricchezze naturalistiche ed archeologiche che ci circondano, spesso sconosciute.

Con grande orgoglio di seguito tutti i siti nuragici di questo anno:

  • Corongiu - Jerzu
  • Erriu Pessiu - Jerzu
  • Tecodì - Jerzu
  • Gessidu - Jerzu
  • Gedili - Jerzu
  • S’omu e s’orcu - Jerzu
  • S’Ulimu - Ulassai
  • Serbissi - Osini
  • Perdu Isu - Gairo Taquisara
  • Is Coccorronis - Ussassai
  • Nurasolu - Ussassai

In seguito come da consuetudine prelibatezze, musica e convivialità presso il Ristorante Rifugio d'Ogliastra con Menù da 13€

fuochi sacri programma 2019

 

Evento su Facebook
https://www.facebook.com/events/408095959957733/

 

STUPENDO racconto di TONINO SERRA scritto subito dopo la prima storica edizione avvenuta il 12 aprile 2014

I fuochi dei nostri padri

Gli occhi invisibili dei satelliti spia cinesi segnalarono lo strano fenomeno pochi millesimi di secondo prima di quelli americani e russi. E alcuni attimi dopo le cancellerie indiane, coreane e australiane confermarono che i loro apparati di sicurezza avevano rilevato un fatto unico e nuovo: all'improvviso, nella notte del solstizio di primavera del 2044, un'isola sperduta nel Mediterraneo si era accesa di ottomila luci...una distesa di ottomila fuochi che illuminavano le montagne, le pianure, le valli e le rive del mare e il corso dei fiumi. E da trenta mila metri dalla Terra, l'isola appariva come il vascello fantasma delle leggende marinare...silenziosa eppure pulsante di vita, affascinante come una creatura di un mondo felice.
Era comunque un fenomeno allarmante, incomprensibile.
Poi da Roma giunse la spiegazione e gli occhi metallici dei corpi ruotanti nello spazio siderale abbandonarono il mar Mediterraneo per cercare altri obiettivi militari nelle zone infuocate dalle guerre, dalle rivolte e dalla lotta per il controllo dell'ultima goccia di petrolio o dell'ultimo pezzo di un gasdotto, in una Terra devastata dall'avidità dei potenti e dalla lotta per la sopravvivenza dei poveri.
Erano ottomila fuochi, accesi nella notte in Sardegna, che si parlavano con il linguaggio smarrito da tremila anni e che in quelle ore ritrovava la voce per cantare la storia di un popolo scomparso: il popolo dei Nuraghi.

I primi tre fuochi erano stati accesi a Coròngiu, Gedili e a Erriu Pessiu nel 2014.
Un gruppo di ierzesi, che si era formato intorno a FB, una sigla che indicava un primitivo sistema di contatti ormai superato dalla più avanzata tecnologia, aveva sognato di riannodare i fili spezzati della loro storia millenaria accendendo dei fuochi nei siti dove i loro progenitori avevano costruito i Nuraghi...tre mila anni prima.
Non si sapeva più perché fossero stati eretti i nuraghi.
Quelle torri punteggiavano la Sardegna con moli di pietra silenziose: alcune intatte sulle alture più inaccessibili, altre sventrate dal tempo o devastate dai vandali, alcune quasi scomparse dopo che le antiche mura erano stare sacrificare per le massicciate delle strade interne, molte dormivano nel sonno millenario, sepolte dalle frane o più semplicemente dai cespugli di lentischio o di rovi.
A cosa servissero non si sapeva.
Erano torri difensive che ogni villaggio costruiva per trovarvi rifugio in caso di scorrerie dei nemici d'oltremare? O forse le regge o le tombe dei primitivi re pastori? Erano altari primitivi eretti seguendo il linguaggio delle stelle? O semplicemente dei templi dove il sacerdote interrogava le divinità e impetrava la sicurezza, il pane e la fecondità per il suo popolo?
Nessuno lo sapeva più.
Il nome stesso era ormai privo di significato: forse Nur- indicava il cumulo di pietre in linguaggio orientale, nella stessa lingua che allora parlavano i patriarchi in fuga dalla terra dei caldei verso la Terra Promessa...ma nessuno poteva più dirlo con certezza.
I Sardi erano lingue tagliate e col tempo le parole non pronunciare erano state spente...e nessuno ne avrebbe più avuto ricordo.
Nel tempo, i tre fuochi iniziali si erano moltiplicati, dilagando nella campagna silenziosa e scoprendo un'infinità di siti non segnalati dagli archeologi, ma ancora animati dallo spirito dei padri. L'anno dopo erano brillati a valle i nuraghi vicini di Gessidu e di Alustia...poi a est i villaggi di su Senigi con le più antiche domus de janas...quindi il nuraghe triturrito di Barsu e Pira e' Mau, Nurageddu, Cuaddazzoni...poi Ulassa e Ussassai e Osini avevano illuminato le antiche costruzioni delle loro alture, in una magica notte che vide Tisiddu parlare con Coròngiu e con Serbissi...e poi Tertenia, con i nuraghi sul mare, lungo la strada romana. Quindi seguirono in una catena di ricordi e nel desiderio di rivivere la storia, i paesi della Barbagia di Seulo e di Ollolai...e le valli dei nuraghi di Bonorva fino al nord dell'isola...e a sud, attraverso la Giara, Barumini, Seuni...e quindi, la marina di Villasimius e la terra nuragica poi punica del Sulcis.
E finalmente, in trent'anni, i Sardi si erano ripresi gli antichi villaggi.
Le orme dei padri erano state liberate dalla polvere e dalla colpevole dimenticanza e per una notte ci ammaestravano con la saggezza che riesce a dare solo il passato.

Su un giornale dell'epoca, il 12 aprile del 2014, un giornalista di Ierzu, Nino Melis, aveva pubblicato un articolo che annunciava l'accensione dei fuochi su alcune alture del paese dove sorgevano nuraghi o antichi insediamenti di epoche successive a quella nuragica.
Antonio Loi, un giovane del gruppo di FB, aveva battezzato la manifestazione "I fuochi dei nostri padri" traendo ispirazione da un racconto di Centu Contus, un libro di ricordi promosso dagli Ierzesi per coltivare rapporti di amicizia e di conoscenza, per divertirsi e fare cultura nello stesso tempo.
E quella sera, decine di appassionati si erano riuniti al Rifugio, un locale che ospitava i loro incontri periodici sotto la calda ospitalità di Gianni Muceli alimentata da culurgionis, cannonau e orrubiolus. Non erano stati fermati dai messaggi di Katia, che da Cardedu aveva messi tutti in allarme con le previsioni meteo...pioggia sulle alture e nebbia a valle...solo, si erano premuniti di fiammiferi antivento, di vestiti adatti e di scarponi da trekking per affrontare la boscaglia, che stillava acqua, e aggredire le pietre di scisto scivolose delle piste ripidi che portavano a Coròngiu, Gedili e Erriu Pessiu.
Un altro gruppo si era riunito a Pappapisu per dare vita ai nuraghi e ai villaggi di sa Omu e s'Orcu, Tecodi e Scala su Oi.

I monti erano nascosti dalla nebbia e una pioggia sottile cadeva da un cielo di piombo quando i gruppi si ritrovarono nei siti scelti. Da Coròngiu si vedevano a mala pena la sagoma dei lontani monti ricchi di acqua di Ulassai col villaggio nuragico di Neuleta e la mole prospiciente della montagna di Gedili, e da qui non si vedeva la punta di Erriu Pessiu e di Taccurrulu, muri di pietra a difesa della valle bianca di Marasurda.
Eppure, alle sette di quella sera, da Coròngiu si levarono i primi fili di fumo che segnavano il risveglio della nostra storia nel ricordo dei nostri padri...il primo fuoco, acceso con rami secchi e abbruscacopiu raccolti tra gli alberi bagnati da Gianna, Delia, Giuliana e Nanda e poi spostato, tottu paris, rami e fiamme insieme, su un punto più alto da Salvatore e Gianni. E quando le divinità ricomparvero nei loro cieli e allontanarono la nebbia dalle loro montagne, fu bello vedere gli amici muoversi lontani nelle cime all'orizzonte e sentire le voci di Anna e Luciana, i fischi di Fabrizio, i richiami di Antonio, Agnese e Katia e Mario, e poi colonne di fumo azzurro altissime e solenni verso il cielo...come se ogni fuoco si levasse da un'ara per ringraziare la vita e la bellezza dei luoghi...una storia che ritrovava il respiro trattenuto da millenni, sciolto dal sano legame dell'amicizia.
A valle infuriava il diluvio. Tecodi' e Omu 'e s'Orcu restarono avvolti nella nebbia e non si accesero i fiochi. Francesco e Rosina, Chiara e Natalina, Flaviana e Luigi e tanti altri erano delusi...ma sapevano che quei villaggi sarebbero stati illuminati negli anni successivi...fuochi più alti visibili da ogni luogo. C'è sempre tempo per ricordare e onorare i padri.

La luna era alta e luminosa sopra il Rifugio. E poche stelle brillavano nella notte resa limpida dalla pioggia recente. Dopo la prima accensione dei fuochi, si ritrovarono in cento a festeggiare...i fuochi certo, ma anche la serena sensazione dello stare bene insieme.
I satelliti spia, fissi sui confini dell'Ucraina e sulla follia dell'uomo, non rilevarono quell'allegria e quell'affetto reciproco, quelle voci che s'incrociavano tra i tavoli e il correre del vino tra il cibo buono. Non videro quell'oasi di pace rallegrata da numerosi bambini affascinati dagli adulti immersi in una gaia atmosfera di festa.
Non segnalarono neppure gli scherzosi ululati che alcune fuochiste indirizzarono alla luna simulando un attacco di licantropia...o Manuel che faceva il giro della sala con gli orrubiolus...o Ninetto che immortalava tutti...o Fabrizio che preparava il prossimo documentario...o Francesco che già progettava i prossimi fuochi...o l'eccitazione negli occhi di due bambine, che si proponevano di fare dei disegni per il prossimo libro di racconti e di poesie...o Sonia che mostrava intimidita a Nanda e Franco la copertina di quel libro e il ritratto di un comune amico con più capelli e meno rughe...o lo splendore delle mimose e del rosmarino tra il verde del Rifugio illuminato di luci soffuse ...o delle peonie, delle orchidee e dei ciclamini, che catturavano l'ultimo luccichio della sera.
Un peccato...perché l'uomo ha bisogno di questo momenti, per rendere la vita gradevole, per assaporare la bellezza del creato, per non dimenticare il passato e per tessere un futuro migliore.

A atrus annus, amici miei !

Tonino Serra

Cantigos in Carrela - Il 23 febbraio 2019 a Santu Lussurgiu

 

santu lussurgiu cantigos in carrela 2019

Cantigos in Carrela

Santu Lussurgiu, 23 febbraio 2019

Cantigos in Carrela: una manifestazione polivocale itinerante che deve il suo successo alla passione de Su Concordu Lussurzesu e dell’Associazione Culturale Aidos.

La manifestazione canora, che vede la partecipazione di formazioni vocali, non solo regionali, ma anche italiane ed estere, si tiene nel suggestivo centro storico di Santu Lussurgiu, tra i meglio conservati in Sardegna. Gli ascoltatori, tra stradine strette in acciottolato e tra una casa e l’altra durante la serata hanno la possibilità di seguire un percorso sonoro, a stretto contatto con gli esecutori, prendendo parte alla festa come veri protagonisti.

L’occasione per il pubblico in Cantigos in Carrela, è anche quella di vedere gli scorci tipici del centro storico, oltreché la possibilità di sentire i canti e le musiche a pochi centimetri dalla fonte sonora gustando magari un buon bicchiere di vino, offerto agli ospiti (Istranzos) dai lussurgesi, che “estendono” le proprie cantine in strada, secondo l’innato senso di ospitalità.

http://www.santulussurgiucomunitaospitale.it

DOVE SI TROVA E COME ARRIVARE A SANTU LUSSURGIU PER CANTIGOS IN CARRELA

VIDEO CANTIGOS IN CARRELA

I fuochi di San Sebastiano a Furtei

 

furtei san sebastiano 2019

Riti di Solstizio a lugi 'e fogu nella Barbagia Seuese

riti solstizio seui

RITI DI SOLSTIZIO A LUGI 'E FOGU NELLA BARBAGIA SEUESE

SEUI - SABATO 22 DICEMBRE 2018

Ore 11 - Convegno

Ore 17 - Sfilata delle maschere arcaiche

L’Associazione “S’Urtzu e sa Mamulada”, con la collaborazione del Comune di Seui e l'Associazione "Su Prugadoriu", organizza la IV edizione di: “Riti di Solstizio a Lugi 'e Fogu nella Barbagia Seuese”. Un evento la cui origine si perde nella notte dei tempi e che si ispira agli antichi riti propiziatori legati al solstizio invernale. Ovvero la morte del vecchio sole e la nascita del nuovo. Come testimoniano varie credenze legate alla mitologia egizia, greca e mesopotamica.

Oltre a “S’Urtzu e sa’ Mamulada” di Seui nel suggestivo centro storico sfileranno le seguenti maschere: "S'Ainu Orriadore" di Scano Montiferru, "Su Maimulu" di Gairo, "Scruzzonis" di Siurgus, "Janas e Ammamoinaus" di Ilbono "Is Gogas" di Tuili, "Maimoni e Grastula" di Gadoni, "Traigolzos" di Sindia.

PROGRAMMA

Ore 11.00 – CONVEGNO
(Sala del Centro polivalente comunale – Via Torino).
Sono previsti gli interventi di Dennis Mura (“Riti di solstizio e la nascita de’ S’Urtzu“) e della dott.ssa Simona Delussu (“Lo sciamanesimo e la cosmologia nel carnevale sardo”).
Nel corso del convegno sarà presentato anche il libro “Manuale di Archeostronomia della Sardegna in cui Alessandro Atzeni interverrà per spiegare come si sviluppano fenomeni astronomici durante equinozi e solstizi nei vari siti archeologici dell'isola.
A seguire un breve intervento di Gianfranco Carboni e di alcuni rappresentanti dei vari gruppi partecipanti alla sfilata.

Ore 17.00 – SFILATA DELLE ANTICHE MASCHERE LUNGO LE VIE DEL CENTRO STORICO
Al termine è prevista l'accensione di un grande falò nella piazzale tra la Chiesa parrocchiale di Santa Maria Maddalena e via Stazione, in cui ciascuna maschera si esibirà nei suoi riti che saranno presentati e commentati da un Speakers.

La Serata proseguirà sino a tarda notte con balli,musica e la cena servita a tutti i presenti.

INFO
https://www.facebook.com/events/215722852636997/

Intrecci Sanveresi, a San Vero Milis il 15 dicembre 2018

intrecci sanveresi 2018

15 dicembre 2018

Intrecci Sanveresi: il Comune di San Vero Milis ha avviato da diversi anni, un percorso di conoscenza e valorizzazione, del proprio patrimonio legato alla cultura materiale e immateriale, in funzione culturale, turistica e produttiva e per il secondo anno consecutivo organizza la manifestazione “Intrecci Sanveresi”, cofinanziato dalla Fondazione Banco di Sardegna e che ha visto un grande successo in partecipazione, riscontro mediatico ed opportunità di progetti di sviluppo per l’artigiano dell’intreccio, che sono diretta conseguenza della precedente edizione.

“Intrecci Sanveresi” IIed. ha già preso inizio con dei laboratori di introduzione all’arte gratuiti, e ha in programma per il 15 dicembre c.a. una conferenza sul tema delle risorse dei materiali per l’intreccio, una mostra  dei manufatti di pregio messi a disposizione della comunità, una mostra fotografica con immagini legate alla nostra tradizione.                                                                  

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