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Capo Malfatano e Tuerredda salvi, Cassazione blocca il cemento!

tuerredda

La notizia è di venerdì scorso ma merita di essere rilanciata, una delle zone più belle e incontaminate del sud ovest della Sardegna, quella  tra Capo Malfatano e la splendida perla di Tuerredda è salva dal cemento (almeno per il momento, erano previsti 190mila metri cubi di costruzioni, pari a 15 palazzi di 10 piani), dopo che la Cassazione, a Sezioni unite civili, ha confermato (con sentenza n. 2198 del  4 febbraio 2016), la sentenza favorevole al blocco dei lavori ottenuta al Consiglio di Stato da Italia Nostra (il 9 gennaio 2014, con un verdetto che ricalcava quello emesso dal Tar Sardegna il 6 febbraio 2012). Rigettato il ricorso della S.I.T.A.S. s.p.a. in liquidazione.

Ma cosa è successo? La battaglia del pastore Ovidio.

La Sitas aveva predisposto un piano di lottizzazione che spezzettava in cinque comparti un unico progetto turistico-edilizio. I 5 comparti venivano così esentati dalla valutazione di impatto ambientale. Si avete capito bene un'immensa colata di cemento esentata da ogni forma di controllo sull'impatto ambientale da una serie di atti amministrativi "patrocinati" dalla Regione e dal comune di Teulada per costruire senza vincoli, con il consenso delle soprintendenze delle Province di Cagliari e Oristano e del ministero dei Beni culturali.

A opporsi alla cordata di banche e investitori da sogno con costruttori come Caltagirone e imprenditori come Benetton o la Marcegaglia che voleva qui realizzare una seconda Costa Smeralda fu da subito un pastore, Ovidio Marras, 85 anni, che rifiutò una marea di soldi per vendere il suo terreno, in una posizione tale da bloccare l'avanzamento dei lavori. Lo stesso Ovidio, sostenuto da Italia Nostra nazionale, ha  strenuamente lottato con le unghie e con i denti per difendere il suo diritto di passare nella stradina che collega il suo stazzo alla costa e che una parte della costruzione aveva illecitamente occupato, rifiutando qualsiasi compromesso, come ricorda La Nuova Sardegna.

Una nota di poesia, il ricorso di Italia Nostra è stato studiato dall’avvocato Filippo Satta, di Roma ma con origini sarde visto che è il pronipote del poeta Sebastiano.

E adesso?

Delle due l'una, o SITAS proverà con tutte le sue forze a riprendere il progetto immobiliare, magari con qualche modifica e tutte le necessarie autorizzazioni ambientali, oppure sarà costretta a demolire quanto finora realizzato, ormai non più sorretto dalle necessarie autorizzazioni amministrative, con il conseguente ripristino ambientale, come ricorda il Gruppo di Intervento Giuridico sul suo blog. In quest'ultimo caso però la SITAS potrebbe avviare delle azioni risarcitorie nei confronti delle amministrazioni pubbliche rilasciarono le autorizzazioni illegittime. Indovinate chi salderà il conto? Noi con le nostre tasse ovviamente. 

Vedremo come andrà a finire, noi vi terremo aggiornati.

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