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Speciali

  • Autunno in Barbagia 2012 ( 27 articoli )

    autunno in barbagia 2011

    Autunno in Barbagia 2012
    Guarda le foto di Autunno in Barbagia 2011!

    La Camera di Commercio di Nuoro e la sua Azienda Speciale continuano con sempre maggior impegno ad investire e valorizzare i propri tesori e, ripercorrendo le felici esperienze precedenti, invitano i più curiosi in un percorso di valore.

    Autunno in Barbagia 2012, un circuito incantato che da settembre a dicembre ci condurrà nei paesi dell’interno della Sardegna.

    Qui sarà possibile immergersi in un percorso autentico fatto di tradizioni millenarie, di arti e mestieri che, con grande orgoglio, le nostre comunità custodiscono gelosamente. I nostri tesori sono proprio questo.

    Sono i saperi locali che hanno reso decisamente chiara l’appartenenza al proprio territorio, un’appartenenza marcata allora dall’indossare il proprio costume tipico, altre volte dalla forma dei dolci, altre volte ancora dal modo di intagliare il legno, altre volte dal modo di preparare il formaggio, più spesso dal comunicare “in limba”; insomma un laboratorio di originalità che oggi ci regala un tesoro che è la nostra vera ricchezza.

    Romolo Pisano e Vincenzo Cannas

    SCARICA LA LOCANDINA GENERALE DAL SITO DELL'ASPEN

    VEDI TUTTE LE FOTO DI AUTUNNO IN BARBAGIA

    Foto Autunno in Barbagia Foto Autunno in Barbagia Foto Autunno in Barbagia Foto Autunno in Barbagia Foto Autunno in Barbagia


  • Autunno in Barbagia 2010 ( 12 articoli )
    Autunno in Barbagia 2010


    Anche quest'anno in Sardegna, più precisamente in Barbagia avvolti i colori struggenti dell'Autunno, sarà possibile immergersi in un percorso fuori dal tempo, alla scoperta dei saperi e dei sapori più veri. L'Aspen, Azienda Speciale della Camera di Commercio di Nuoro organizza a partire dal 4 settembre 2010 un percorso nei 27 paesi dell'interno, autentici scrigni incastonati nel Cuore della Sardegna detentori della più profonda immaterialità dell'Isola.
    Autunno in Barbagia è un invito rivolto al visitatore curioso che non si accontenta della Sardegna patinata ma che cerca la sintonia con la natura selvaggia della montagna, tra i prodotti unici di saperi millenari.
    Il mondo agropastorale sardo, impermeabile alle influenze esterne, ospitale e generoso, continua ad esistere in quest'area rispettando e custodendo secolari tradizioni ed usi. Qui tutto è particolare, dalla musica col suo canto a tenore cosi da millenni, esente da condizionamenti esterni, (non a caso inserito dall'UNESCO tra i “Patrimoni orali e immateriali dell'umanità”) sino al modo di parlare (sa limba sarda) fino ad arrivare al mondo produttivo caratterizzato da una forte preminenza della realtà agropastorale.

  • Carnevale in Sardegna ( 59 articoli )

    Carnevale Sardegna 2012

    Immagini Carnevale Sardegna

    Il Carnevale in Sardegna è l’unica festa calendariale non collegata alla liturgia cattolica, una festa dalle evidenti funzioni sociali, che utilizza i moduli della finzione teatrale (maschere, travestimenti, satira, pantomima grottesca) per ribaltare forme, ruoli e gerarchie della normalità quotidiana.

    In Sardegna tradizionalmente il Carnevale inizia con la festa dei fuochi di Sant'Antonio Abate (Ottana), il 17 gennaio, e si conclude il mercoledì delle Ceneri.

    I festeggiamenti si concentrano soprattutto tra il giovedì e il martedì grasso. (16 -21 febbraio 2012)

    La festa conserva spesso il ricordo di riti arcaici di fine d’anno, quest’ultimo rappresentato da un re/regina (Re Giorgio di Tempio Pausania) o da un fantoccio di pezza che viene processato, condannato al rogo e pianto con un ridicolo lamento funebre (Gioldzi a Bosa e nel nord Sardegna, Maimone in Ogliastra, Cancioffali a Cagliari, ed altri ancora).

    Maschere mute d’antica origine caratterizzano invece il Carnevale dei centri barbaricini di Mamoiada (Mamuthones e Issohadores), Ottana (Boes e Merdules) e Orotelli (Sos thurpos), mentre, soprattutto nell’Oristanese, le esibizioni equestri costituiscono il fulcro della festa (Sartiglia di Oristano, Sa carrela ‘e nanti di Santulussurgiu, Sa corsa a sa pudda di Ghilarza).

    I festeggiamenti sono accompagnati dalla distribuzione di fave con lardo, frittelle (zeppole) e abbondante vino.

    Vedi le foto del Carnevale in Sardegna

  • Indovina la foto ( 244 articoli )

    concorso245th

    Indovina la foto

    I vincitori verranno presentati con Nome e Cognome completi.

  • Equimediterranea ( 1 Articolo )
  • Foreste aperte Sardegna ( 8 articoli )

    Foreste aperte Sardegna 2012Ritorna anche nel 2012 l'appuntamento in tutta la Sardegna di "Foreste Aperte", la manifestazione organizzata dall'Ente Foreste della Sardegna.

    Le foreste demaniali della Sardegna sono un bene di straordinaria importanza naturalistica, ambientale, storica ed economica: per questo l'Ente Foreste propone per nove fine settimana, durante tutta la primavera, delle visite organizzate in alcuni siti naturali tra i più belli dell'Isola.

    Foreste Aperte 2012 prevede escursioni in xx aree forestali.

    A breve il calendario aggiornato questo sotto è il calendario dello scorso anno ;)

      Il programma delle giornate comprende attività per i bambini (la domenica mattina) e per gli adulti. In base alle caratteristiche del luogo della manifestazione si potrà partecipare anche a:

    - degustazioni di prodotti tipici
    - escursioni, attività di educazione ambientale, passeggiate naturalistiche, trekking, arrampicate, percorsi in mountain bike, passeggiate a cavallo
    - attività speleoturistica e speleologica
    - visita di siti di interesse culturale ed archeologico, visite a giardini botanici
    - incontri di fotografia naturalistica e micologia
    - mostre e proiezioni tematiche

    Per ulteriori informazioni visitate http://www.sardegnaforeste.it/

  • Gruxi Littras ( 11 articoli )
    Clicca qui sotto e risolvi i cruciverba in lingua sarda!
  • Ittiri Folk Festa ( 2 articoli )
  • SESTOS - Ittiri incontra Paradisola ( 5 articoli )


    Ittiri Paradisola 201127-28 Maggio 2011

    In questi ultimi anni nella nostra Isola l’attenzione per il “costume tradizionale sardo” da parte del pubblico è cresciuta enormemente.

    Oltre agli studi approfonditi da parte di alcuni esperti del settore, si sono recentemente affiancati quelli dettagliati e ben documentati di appassionati locali.

    Molti gruppi folkloristici isolani compiono continuamente capillari ricerche a tutto campo affinché quello che poi propongono nelle loro esibizioni e nelle sfilate sia quanto più possibile aderente alla tradizione e non sia solo un superficiale fatto turistico.

    Nel Nostro Forum GentediSardegna le discussioni sui “costumi sardi” sono certamente tra le più partecipate, costanti e appassionate.

    Paradisola, fermamente convinto che la cultura possa essere uno dei mezzi di promozione più robusti e duraturi per promuovere la nostra Sardegna, ha accettato con entusiasmo la proposta arrivata da Babborcu e Loddorinu di concretizzare la voglia di condivisione dei tanti esperti che frequentano le varie discussioni dedicate all’abito tradizionale. Convogliare l’interesse e le cognizioni dei vari “esperti” che frequentano il Forum in un incontro è stato quanto di più naturale e opportuno.

    L’Associazione Culturale e Folklorica Ittiri Cannedu, che da anni compie ricerche sui costumi di Ittiri, con l’ausilio di esperti e appassionati, alcuni dei quali “paradisolani”, si e’ offerta di supportare ed ospitare il nostro “piccolo convegno”.

    Ittiri, certamente uno dei paesi “roccaforte del costume popolare“ diventa, in tal modo la sede ideale per un incontro culturale importante e significativo.

  • Primavera in.. ( 15 articoli )

    Primavera nel Marghine e in Ogliastra 2012

    Sette occasioni per assaporare il cuore della Sardegna

    Come da tradizione ormai consolidata la Camera di Commercio di Nuoro e la sua Azienda Speciale Aspen propongono, con sempre maggiore entusiasmo, il viaggio per incontrare le bellezze tipiche dei paesi dell'interno dellʼIsola.

    Dal 26 maggio e per tutto giugno, trasportati dalla brezza primaverile, verremo accompagnati in un circuito che ogni fine settimana rivelerà le antiche tradizioni produttive tramandate da generazioni e frutto di una passione che può avere solo chi guarda al futuro senza dimenticare le proprie
    radici.

    Questa attenzione per la propria memoria traspare in ogni aspetto della quotidianità, dalla preparazione di un semplice dolce casalingo fino allʼuso ancora vivo del parlare “in limba” conservando quel patrimonio identitario che ci rende unici.

    Il percorso che vi proponiamo, fra paesi così diversi fra loro, è legato allʼorgoglio di appartenere a questa terra densa di ricchezze culturali e naturali da conoscere ed esplorare nella loro originalità.

    Scarica la locandina generale dal sito dell'ASPEN NUORO

  • Muto di Gallura ( 7 articoli )
    Introduzione


    IL MUTO DI GALLURA
    Enrico Costa (1841-1909) poliedrico uomo di cultura sassarese dell’Ottocento (fu infatti giornalista, poeta e romanziere) è l’autore del romanzo storico Il Muto di Gallura, pubblicato nel 1884, nel quale si narrano le vicende relative alla faida fra le famiglie dei Mamia e dei Vasa, avvenuta in Gallura, dal 1849 al 1856.

    Sono passati circa 120 anni dalla sua pubblicazione eppure il fascino di quest’opera resiste ancora saldamente. Il volume viene ancora ristampato e, soprattutto, venduto. Probabilmente il motivo del successo sta nell’essenza stessa della figura emblematica di Bastiano Tanxu, sordomuto dalla nascita, che da figura di secondo piano nell’ambito della storia reale, grazie all’abile penna del Costa, diventa il protagonista assoluto di tutta la vicenda.
    Sull’argomento narrato nel libro sono stati versati fiumi d’inchiostro, tuttavia nessuno ha cercato di risalire alla realtà storica dei luoghi e delle vicende che, in maniera romanzata, sono raccontate dal Costa. Tutti i trattati sull’argomento sono pieni di enfasi, più o meno accettabili dal punto di vista letterario, non lo sono dal punto della descrizione della realtà degli avvenimenti di quel periodo, portando ad uno stravolgimento dei fatti storici alterandoli in molti dei loro aspetti.
    Partendo da questo dato di fatto, è stato fatto uno studio degli avvenimenti, descritti nel libro del Costa, per cercare di saperne di più dal punto di vista della verità storica. La ricerca basata principalmente su documenti d’archivio o tradizione orale del luogo dove si svolsero i fatti, e in misura minore sulle pubblicazioni esistenti, ha portato a una ricostruzione delle diverse vicende che, in taluni casi, è risultata molto diversa da quella descritta dal Costa il quale, in alcuni passaggi, rielaborò nomi, luoghi e fatti per esigenze letterarie, o più prettamente commerciali.
    Ne è venuto fuori un quadro abbastanza concreto della situazione sociale ed economica, e quindi degli avvenimenti, di quel triste periodo, anche se qualche punto rimane ancora un po oscuro.

    IL PERIODO STORICO
    Sulle cause della faida si sono scritte diverse versioni, però tutte poco aderenti alla realtà; piuttosto che analizzare a fondo la situazione, partendo dal momento storico si preferisce contornarla di un alone di mistero, talvolta romantico, affermando che fu originata dal mancato rispetto di una promessa di fidanzamento, oppure si propone di liquidare la questione in maniera più semplicistica, come derivata da una lite successiva ad uno sconfinamento di bestiame.
    In realtà senza la penna del Costa, che ricamando una storia a volte fantasiosa incentrata sulla terribile, e allo stesso tempo pittoresca e patetica, figura del sordomuto Bastiano Tanxu, sarebbe caduta nel dimenticatoio, o malamente ricordata come una delle tante inimicizie sbocciate in Sardegna nell’Ottocento.
    In effetti le cause scatenanti sono molteplici e non si può risalire ad esse senza accennare alla situazione sociale del tempo.
    Le radici della faida vanno ricercate principalmente nella generale situazione di dissidi e malumori, ai quali non è estraneo il famigerato Editto delle Chiudende. Tale provvedimento è risaputo che causò una lunga serie di soprusi, e quindi di conflitti, che, accumulandosi con il passare del tempo, si estrinsecarono in una lunga serie di fatti di sangue, intorno alla metà del secolo.
    Tali inimicizie, si sviluppavano principalmente nelle campagne e, considerato che lo Stato era assolutamente assente per assicurare un minimo di legalità e di giustizia, dovevano per forza di cose sfociare immancabilmente nella vendetta personale.
    Da molti anni poi, una delle attività più remunerative era il traffico di contrabbando con la vicina Corsica; per cui era abbastanza diffusa una certa cultura dell’illegalità.
    Il contrabbando prosperava da sempre lungo il litorale, dove le numerose calette costituivano sicuri, e soprattutto nascosti, punti di approdo per le agili gondole di Bonifacio che trafficavano fra le due isole. Luoghi come Tinnari, Littu di Zoccaru, Canneddi, Cala Falza, Li Scalitti, Cala di L’Agnuli, La Gruzitta, Cala Sarraina e Lu Strintoni erano teatro quasi quotidiano di approdo dei contrabbandieri, che talvolta venivano sorpresi dalle imbarcazioni guardacoste della Regia Marina. Si ha notizia di numerosi conflitti a fuoco tra miliziani e fuorilegge, sin dal Settecento.
    D’altra parte il contrabbando era una delle poche risorse economiche che poteva garantire la sopravvivenza e la possibilità di poter pagare tasse e balzelli, che in quel periodo erano molto gravosi.
    Una cosa, non da poco, da ricordare è che i numerosi soprusi, subiti per circa quattro secoli sotto Aragonesi prima e Spagnoli poi, non erano certo diminuiti con l’avvento dei Savoia, anzi erano addirittura diventati più onerosi, grazie alla poca cura, e alla incapacità congenita, dei governanti piemontesi inviati in Sardegna.
    A tutta questa serie di cose si deve aggiungere l’indole dei pastori, che soggiornavano nelle vaste, lande scarsamente popolate, poco incline a sopportare il giogo dell’autorità, che per loro significava solamente leva e tasse; tali imposizioni non furono, in pratica, mai accettate.
    Solamente un secolo prima, nel territorio teatro della faida, nella località di Cuccaru, vi era stato il più grosso concentramento di fuorilegge della storia di Sardegna; praticamente fu una aggregazione talmente copiosa da costituire un vero e proprio villaggio, che accoglieva individui viventi alla macchia, anche dall’Anglona e dalla Corsica. Per alcuni anni, furono impiegati diversi reparti militari, che dopo una serie di alterne vicende, talvolta vere e proprie battaglie campali, riuscirono a bonificare il territorio. Tuttavia il Monte Cuccaru, continuò ad offrire rifugio a latitanti isolati sino alla fine dell’Ottocento.
    Nelle campagne pertanto vi erano in circolazione diversi pericolosi individui che facevano del delinquere la loro professione. Tra questi Giovanni Demuro, noto Zirinnau, che era alla macchia in quanto ricercato per l’omicidio del vignolese Salvatore Bianco, avvenuto il 30 dicembre 1841, nelle campagne di Vignola. In seguito, durante la vita alla macchia, essendosi invaghito di una giovane pastorella vignolese, provvederà a sbarazzarsi della propria moglie, Domenica Altana, uccidendola personalmente il 28 ottobre 1856 in Montirussu (Aglientu), con la collaborazione del suo degno compare, Leonardo Dalmassso noto Garroni, contrabbandiere di origine corsa, ma ufficialmente residente a Tempio. Entrambi furono poi catturati e processati, a Sassari nel 1862: il Demuro fu condannato all’impiccagione e la sentenza fu eseguita a Tempio; il Garroni invece se la cavò con una condanna ai lavori forzati a vita.
    Di uxoricidio, era stato accusato un altro celebre latitante di quel periodo, Godiano Serra “Cunconi”, delle campagne di La Balestra (Aggius). Assieme ad altri suoi compari come Leonardo Tirotto di Cascabraga (Trinità d’Agultu) e Leonardo Mamia di Nigolaeddu (Trinità d’Agultu) si era reso artefice di una lunga serie di delitti fra i quali il più praticato era il furto di bestiame. Pare che fosse dedito anche all’attività di sicario. Alla fine di febbraio del 1841, nelle campagne di Vignola, in località Lu Naragoni, tese un agguato al pastore Giovanni Pietro Addis Melaju, che riuscì a scamparla. In quel periodo vi era una profonda inimicizia proprio fra i Melaju e i Tirotto, parenti del Serra.
    Oltre gli esempi citati, vi è da dire che i latitanti, ricercati in massima parte per reati contro il patrimonio, erano veramente molto numerosi. I resoconti dei processi, celebrati in quegli anni in Corte d’Assise a Sassari, sono pieni di nominativi di persone residenti nel territorio di Agultu e Vignola. I reati più comuni erano l’omicidio, tentato o consumato, il furto di bestiame, l’evasione fiscale, il contrabbando e la resistenza a pubblico ufficiale, naturalmente armata, quando i militari capitavano a tiro.
    Questa era la situazione precedente il fatidico anno 1850, indicato da sempre come quello di inizio della faida. Non si può però fare a meno di elencare una lunga sequela di fatti delittuosi che aveva insanguinato le contrade già nel decennio precedente.
    Il 18 giugno 1848, nell’abitato di Aggius, era stato ucciso il notaio tempiese Bartolomeo Panu. Quindi in rapida sequenza erano stati trucidati: Giovanni Antonio Doro Sbettigu di anni 20, ucciso in Monti Careddu il 3 ottobre 1848; nell’occasione fu ferito anche un occasionale compagno, Giovanni Battista Spezigu che ebbe la sfortuna di trovarsi nei pressi; Gavino Maddau di anni 30, ucciso il 4 marzo 1849, nei pressi della chiesa campestre di San Pietro di Rudas; Giovanni Antonio Altana, anni 30, ucciso il 31 agosto 1849; Luciano Addis “Melaju”, anni 55, ucciso il 29 ottobre 1849; Giovanni Pietro Tirotto, anni 40, ucciso il 28 febbraio 1850, poche settimane prima del ferimento di Pietro Vasa.
    Da notare che nella primavera del 1849, Pietro Vasa e Mariangela Mamia erano felicemente fidanzati e si era ben lungi dall’immaginare quello che stava per succedere.
    Proprio nel mese di maggio di quell’anno 1849, quando, secondo quanto riportato dal Costa, si svolse la cerimonia dell’abbrazzu, a poca distanza dallo stazzo abitato dal Vasa erano accaduti due orribili fatti di sangue: il giorno 25, presso Lu Muddetu, era stato assassinato Francesco Aunitu noto “Mussignori” di anni 40; il giorno successivo, 26 maggio fu la volta di Sebastiano Pileri “Aminosu” di anni 39, trucidato in località La Lamma, sotto gli occhi della figlia tredicenne. Di tale efferato delitto furono imputati i fratelli Michele e Antonio Pileri, abitanti nello stazzo di Lu Rotu, presso Trinità d’Agultu, e quindi dirimpettai con i Vasa. Fra i testimoni accusatori vi erano i fratelli Matteo e Antonio Vasa, zii paterni di Pietro, e la sorella di quest’ultimo, Giovanna Angela, nonché Michele Tanxu, fratello del Muto.
    Da tutto questo si intuisce il tipo di rapporto di “buon vicinato” che intercorreva tra i Vasa e i Pileri.
    Se poi si aggiungono i forti contrasti tra Pietro Vasa e Salvatore Pileri, si capisce che, da quel momento, ogni pretesto sarebbe stato buono per dare libero sfogo all’odio e alla rabbia fino a quel momento repressa.



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    Le richieste più interessanti verrano condivise pubblicamente in una sezione dedicata.

     

  • Prodotti tipici Sardi ( 7 articoli )


    La Sardegna vanta una notevole cultura enogastronomica ed un vasto panorama di biodiversità agroalimentari.

    Coniugare tradizione ed innovazione salvaguardando sicurezza, qualità e diversità rientra fra gli obiettivi della nuova P.A.C. Attraverso il DPAF (Documento di Programmazione Agricola e Forestale) il Ministero dell'Agricoltura intende avviare forme di tutela per garantire la conservazione dei patrimoni tramandati e trasferire alle giovani generazioni questo panorama straordinario di saperi e di gusti.

    Questi rappresentano da sempre i più naturali elementi di riconoscibilità e d'appartenenza per i cittadini e concorrono all'espressione della civiltà di un popolo. Una risorsa su cui investire che collega le radici alle grandi tradizioni e che significa: identificazione culturale, sviluppo economico e sociale, conservazione e caratterizzazione ambientale, e si traduce in sintesi in alta aspettativa occupazionale e qualità della vita.

    Il termine prodotti tipici ha un significato a valenza trasversale e comprende i seguenti prodotti:

    • Prodotti DOP e Igp
    • I vini DOC e DOCG
    • I vini IGT

    Sono inoltre da includere in questa categoria i prodotti meritevoli di riconoscimento comunitario per la cui realizzazione si usano materie prime di particolare pregio.

    Significato delle denominazioni:

    formaggiosardoDenominazione di origine protetta (Dop)
    Riconoscimento assegnato ai prodotti agricoli ed alimentari le cui fasi del processo produttivo vengano realizzate in un'area geografica delimitata e il cui processo produttivo risulta essere conforme ad un disciplinare di produzione. Queste caratteristiche sono dovute essenzialmente o esclusivamente all'ambiente geografico, comprensivo dei fattori naturali ed umani. ( Reg. CEE 2081/92 ).

    Indicazione geografica protetta (Igp)
    Il termine "IGP" è relativo al nome di una regione, di un luogo determinato o, in casi eccezionali, di un paese che serve a designare un prodotto agricolo o alimentare originario di tale regione, di tale luogo determinato o di tale paese e di cui una determinata qualità, la reputazione o un'altra caratteristica possa essere attribuita all'origine geografica e la cui produzione e/o trasformazione e/o elaborazione avvengano nell'area geografica determinata. Le IGP sono disciplinate dal Reg. CEE 2081/92.

    bottiDenominazione di origine controllata (Doc)
    Riconoscimento di qualità attribuito a vini prodotti in zone limitate (di solito di piccole/medie dimensioni), recanti il loro nome geografico. Di norma il nome del vitigno segue quello della Doc e la disciplina di produzione è rigida. Tali vini sono ammessi al consumo solo dopo accurate analisi chimiche e sensoriali.( Legge 164/92 )

    Denominazione di origine controllata e garantita (Docg)
    Riconoscimento di particolare pregio qualitativo attribuito ad alcuni vini DOC di notorietà nazionale ed internazionale. Questi vini vengono sottoposti a controlli più severi, debbono essere commercializzati in recipienti di capacità inferiore a cinque litri e portare un contrassegno dello Stato che dia la garanzia dell'origine, della qualità e che consenta la numerazione delle bottiglie prodotte.( Legge 164/92 )

    Indicazione geografica tipica (Igt)
    Riconoscimento di qualità attribuita ai vini da tavola caratterizzati da aree di produzione generalmente ampie e con disciplinare produttivo poco restrittivo. L’indicazione può essere accompagnata da altre menzioni, quali quella del vitigno. I vini Igt sono gli omologhi dei francesi “Vin de Pays” e dei tedeschi “Landwein”. (Legge 164/92)

    Prodotti tradizionali
    Con il termine di prodotti tradizionali si intendono quei prodotti agroalimentari le cui metodiche di lavorazione, conservazione e stagionatura risultino consolidate nel tempo, omogenee per tutto il territorio interessato, secondo regole tradizionali, per un periodo non inferiore ai venticinque anni.

     

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  • Vini di Sardegna ( 8 articoli )

    botti

    Vini di Sardegna

    Probabilmente, se la prima uva ammostata non avesse fermentato spontaneamente originando una bevanda piacevole ed inebriante, la vite non avrebbe conosciuto una grande estensione nel mondo ed avrebbe condiviso la sorte di molte altre piante.

    E' stato proprio il vino a salvarla, stabilendo un legame vitale fra i tempi antichi e quelli attuali. Imparare a conoscere e a bere correttamente il vino, oggi, è un'esigenza ancora più avvertita, perchè tutti cercano una personalità originale e naturale in questa bevanda considerata, non solo salutare, ma anche elemento di prestigio della propria cultura.

    In Sardegna la vitivinicoltura ha sempre svolto un ruolo importante nell'economia agricola.imbuto La vite è coltivata quasi ovunque, dalle pianure fertili, vicino al mare, fino alle zone giù interne, sulle alte colline a tessitura sabbiosa di Oliena e Dorgali o scistosa di Ierzu e Tertenia.

    La particolare condizione climatica di questa regione consente una viticoltura moderatamente intensiva, ma che assicura una produzione enologica qualitativamente elevata.

    E' presente infatti una pluralità di vini, dai più vigorosi a quelli aristocratici e fini, tutti nati nel rispetto del buon equilibrio esistente tra produzione e ambiente. Il suolo, il clima, i vitigni, conferiscono al vino una serie di caratteristiche inconfondibili. Utilizzato prima come merce di baratto e poi come oggetto di fiorente commercio, il vino è diventato nel corso dei millenni un messaggio di cultura e di civiltà per numerosi popoli.

    In Sardegna ha un legame antico, costante con l'uomo a partire dalle sorgenti della civiltà. Probabilmente la, vitis vinifera, al pari dell'olivo, è in Sardegna una pianta indigena, selvatica, tanto che i popoli sopraggiunti non portarono il ceppo o il sarmento, bensì l'arte dell'innesto, della coltivazione, e le tecniche di produzione e di conservazione del vino.

    Fin dalle origini più remote la Sardegna ha beneficiato dell'apporto di popolazioni estranee susseguitesi nel dominio dell'isola. Popolazioni semitiche, cretesi e fenicie, crearono le loro basi di appoggio in diversi punti della costa; tra queste Tharros e Kalaris che divennero importanti e prosperose colonie.
    torchioSeguirono i punici, i romani e i bizantini. I fenici, grandi viticoltori, ma anche esperti navigatori, nell'intento di dare maggiori possibilità di sviluppo ai loro commerci nel Mediterraneo centro-occidentale, diffusero la coltura della vite proprio nelle aree attorno alle colonie. I punici troveranno una viticoltura già impostata che, in virtù di rapporti più intensi con il popolo sardo, diventerà coltura dominante nelle colonie di Kalaris, Tharros, Cornus, Nora e Olbia.

    Successivamente la politica dei romani, con l'estromissione dei punici, fu quella di mantenere l'esistente posizione di equilibrio, evitando sovrapproduzioni che potessero danneggiare la tipica viticoltura italiana. Le distruzioni e 1'abbandono delle colture che si accompagnarono al periodo vandalico vennero compensate dall'intensa attività agraria instaurata dai bizantini, ai quali Si deve, oltre alla normativa piuttosto rigida e dettagliata, l'introduzione di nuovi vitigni.

    Durante il periodo Giudicale in Sardegna furono consolidate e incrementate le produzioni vitivinicole, tutelando il commercio del vino attraverso una regolamentazione decisamente esemplare e, per certi versi, ancora attuale. vino

    Anche la dominazione iberica (catalani, aragonesi e spagnoli) contribuì ad introdurre nell'isola nuove cultivars ancora oggi largamente coltivate. A seguito degli attacchi della fillossera che decimarono gli impianti viticoli, applicando la tecnica dell'innesto su "piede americano", la Sardegna raggiunse una superficie vitata di circa 75 mila ettari.

    Seguì una ulteriore crescita programmata, grazie agli incentivi della Regione Sarda, alla quale ha fatto seguito lo sviluppo cooperativo per la trasformazione delle uve in moderni stabilimenti enologici.

    Con l'applicazione di affermate tecnologie, sia in campo viticolo sia in quello enologico, la Sardegna ha fatto un balzo in avanti nella preparazione e commercializzazione di vini di alto livello. L'industria vinicola oggi propone una gamma di vini di elevatissima qualità, in grado di competere con le migliori produzioni europee.

    Agli stabilimenti cooperativi si affiancano le strutture private, rappresentate da piccole e medie aziende, modernamente attrezzate, all'avanguardia nell'organizzazione della produzione e della commercializzazione. L'equilibrio e la dolce scorrevolezza dei vini, inconfondibili al palato durante una degustazione, inducono a momenti di riflessione nel corso dei quali è inevitabile il richiamo alla terra che gli ha prodotti.

  • Formaggi di Sardegna ( 7 articoli )

    Formaggi di Sardegna

    Nel 1776 esce a Torino ''Il rifiorimento della Sardegna proposto nel miglioramente di sua agricoltura'' di Francesco Gemelli, esponente del riformismo settecentesco e scrittore attento di cose Sarde. L'autore sottolinea già a quel tempo la rilevanza economica degli allevamenti ovini e caprini nell'isola; allevamenti rilevanti per la consistenza delle greggi, per il numero di addetti, per la diffusione su tutto il territorio, per le derrate che da essi provengono. Tra l'altro scrive: "Ma venghiamo finalmente al cacio, del quale fassi di verità copia considerevole in Sardegna, di pecorino intendasi e di caprino, giacchè il vaccino è tenuissima quantità, nè solo a proprio uso, ma ad oggetto altresì di commercio''. Sono operatori commerciali, laziali e campani, che sui porti di Arbatax ed Olbia alimentano traffici di merci diverse e le scambiano con il formaggio destinato ad essere rivenduto a Genova, Livorno e Napoli. I genovesi ricercano il Pecorino Sardo per il loro pesto; i napoletani lo usano da tavola, i toscani lo accompagnano alle favette fresche. E ancora il Gemelli, poco più avanti, esalta la bontà dei prodotti e la particolare idoneità dell'ambiente naturale. Tuttavia l'entusiasmo non gli impedisce di sottolineare, da attento osservatore, i difetti merceologici delle derrate che pur apprezza. "Fa la Sardegna di buoni formaggi in varie parti, e far gli potria eccellenti per tutto, avendo quest'isola comunemente pascoli saporosissimi, ed aromatici, se alquanto più di cura volesse porre in guardarsi da certi difetti, i quali ne scemano la bontà ''. "Se la preparazione del cacio sardesco rispondesse alla sua quantità non avrei che a lodare i pastori, i quali sono i manipolatori dei formaggi, e ad esortarli a proseguire sul piede antico''. Ma cosi non è, e passa ad elencare le carenze tecniche che ritrova in quei formaggi: uso di latte troppo acido. "Se la preparazione del cacio sardesco rispondesse alla sua quantità non avrei che a lodare i pastori, i quali sono i manipolatori dei formaggi, e ad esortarli a proseguire sul piede antico''. Ma cosi non è, e passa ad elencare le carenze tecniche che ritrova in quei formaggi: uso di latte troppo acido, dosi eccessive di caglio, spurgo non corretto delle cagliate, troppo sale ed infine asciugatura al fumo.

    02Il Gemelli non lo dice espressamente, ma verosimilmente ''il cacio sardesco confezionato in forme non grandi'' è il Fiore Sardo, unico formaggio che viene a noi dalla tradizione pastorale, ed oggi come allora produzione esclusiva degli allevatori di ovini. Per quanto generoso fosse il suo sogno di "rifiorimento della Sardegna'', non poteva pensare che quel "cacio'' era destinato ad essere oggetto di trattati internazionali con la Convenzione di Stresa e ad ottenere la Denominazione di Origine; e che attorno ad esso si potesse costituire un Consorzio per la tutela sua e del suo nome. Nonostante i suggerimenti del Gemelli, per l'incuria del suo principe, la Sardegna non ''rifiorisce'' e la sua zootecnia, giusto un secolo dopo, nel 1870, si trova a fronteggiare le conseguenze della denuncia del trattato commerciale con la Francia. Difficoltà gravi, non solo per l'isola ma per tutta l'agricoltura italiana, che la Sardegna in qualche modo supera, riconvertendo gli allevamenti bovini in ovini e caprini da latte. Alla dilatazione della base zootecnica corrisponde un ulteriore sviluppo delle produzioni casearie ed i pastori continuano ad essere "i manipolatori dei formaggi". La grande svolta del caseificio la si ha poco più tardi, in conseguenza di due fatti esterni alle cose sarde ma destinati a segnare profondamente la zootecnia ed il caseificio sardo. Nel 1884, il Sindaco di Roma vieta ai "Pizzicaroli'" di salare il formaggio pecorino il "Romano" appunto, nei loro retrobottega.

    La cosa non fu da poco; i "Pizzicaroli" per un verso organizzano alla periferia della città le prime cantine di salagione, accanto alle qualisorgono poi i primi centri di caseificazione, ma per un altro verso resistono in giudizio contro l'ordinanza del Comune di Roma perdendo però la causa. Il formaggio Pecorino Romano in quegli anni conosce una grande espansione dei consumi, al punto che il latte delle greggi laziali non è in grado di soddisfarla. I "Pizzicaroli" sbarcano nell'isola per organizzare la produzione di quel Pecorino Romano che non riescono più a produrre in proprio. In questo e non in altro sta la spiegazione del fatto che il formaggio maggiormente prodotto in Sardegna si chiami Formaggio Pecorino Romano. Oltre un secolo di produzione e profonde rivisitazioni impresse dagli Istituti Sardi di ricerca e di tecnologia applicata, al fine di migliorarlo, pur mantenendo la sua specificità. Intanto la caseificazione inizia a specializzarsi, sia per l'opera dei ''pizzicaroli'' e dei "pecorinari" , sia per l'attività di operatori economici privati e di cooperative di allevatori.

    03E' di quegli anni la comparsa sul mercato internazionale del brevetto di Hansen per la produzione e la commercializzazione del caglio liquido. Nello stesso tempo a Sassari il Prof. Pellegrini, un toscano innamorato della Sardegna, contribuisce alla realizzazione dell'Istituto Tecnico Agrario, al quale annette un caseificio sperimentale. Pensa ad un pecorino "migliorato" e tenta ardite operazioni di rivisitazione del caseificio sardo e meridionale. Di fatto tiene a battesimo quella classe ampia ed articolata di formaggi, a pasta sostenuta ed a maturazione medio-lunga, conosciuta come formaggio sardo o formaggio del pastore. Nascono cosi i progenitori di quegli assortimenti mercantili che di recente hanno ottenuto il riconoscimento di specificità e la Denominazione di Origine di Formaggio Pecorino Sardo. Intanto nell'isola continua lo sviluppo degli allevamenti e si moltiplicano i luoghi destinati alla caseificazione, ubicati presso le stesse aziende zootecniche. Vengono invece concentrate presso centri abitati, vicini a nodi ferroviari, le strutture di salagione e maturazione dei formaggi. Questo assetto della trasformazione del latte ovino nell'isola colpisce molto Piero Gobetti, che nel suo saggio "ll problema sardo"', del 1924, fra l'altro scrive: ''I caseifici danno la fisionomia generale dell'economia dell'isola e riescono a conquistare i mercati americani determinando cosi un afflusso di denaro in Sardegna. Vedremo la nuova psicologia sarda sorgere intorno a questa moderna trasformazione dell'antica Pastorizia''. Nel frattempo, a seguito della riduzione drastica dei capi ovini delle regioni dell'Italia meridionale, arrivano in Sardegna i formaggi ovini tipici di quelle zone: i "canestrati".

    Questi ultimi presentano una gamma articolata di assortimenti mercantili, diversi fra loro per forma, pezzatura e fragranza; e si accomunano fra loro per la particolare rigatura esterna, impressa sulla crosta dai canestri di giunco, entro cui vengono confezionati. Ma non basta ancora: approdano anche gli Operatori economici greci alla ricerca del latte ovino, materia prima per il loro Feta e per il Vise. Un cenno merita anche la ricotta, o meglio, le ricotte. Infatti dalla tecnica della ricottura del siero si ottengono una serie di prodotti diversi fra loro per struttura, tessitura e consistenza della pasta: diversi per sapori, aromi e per destinazione d'uso. La delicata "Gentile" è usata tradizionalmente per la preparazione di robusti primi piatti e in pasticceria come base per la preparazione di dessert. La ricotta fresca, asciugata all'aria e spolverata di sale per assicurarne la conservazione, si propone come eccellente prodotto da tavola. La si ritrova in commercio sotto varia forma (cilindrica, tronco-conica o sferica).

    Un classico prodotto da nicchia, riservato ad un mercato limitato ed esigente. Anche la variabilità dell'aspetto esterno è da riportare ad abitudini ed usi locali, piuttosto che ad una reale differenza del prodotto. Un processo di asciugatura più spinto rende le ricotte adatte anche alla grattugia. Dai tempi del Gemelli ad oggi sono trascorsi due secoli, e il sistema agroalimentare sardo si è evoluto e trasformato; ha accettato suggerimenti esterni, ha ripensato la propria tradizione e l'ha adattata, senza snaturarla, alle aspettative di un consumatore che pretende rigorose garanzie di qualità e di genuinità. Tre prodotti a Denominazione di Origine, Pecorino Sardo, Pecorino Fiore Sardo, Pecorino Romano, questi ultimi due inseriti anche negli atti della Convenzione di Stresa del 1951, sono le credenziali di nobiltà e di qualità del caseificio dell'isola.

  • Fotografi di Sardegna ( 22 articoli )
  • Sagre ( 1 Articolo )
  • Settimana Santa Sardegna 2012 ( 28 articoli )

    In tanti paesi della Sardegna la Settimana Santa rappresenta uno dei momenti più intensi di tutto l’anno.

    Quest'anno gli eventi prinicipali saranno dal 1 all'8 aprile 2012

    Visitare e partecipare alle varie manifestazioni che si svolgono in questo periodo è un occasione unica per vivere una Sardegna lontana dai soliti circuiti turistici.

    Le varie manifestazioni organizzate dalle confraternite ci porteranno a scoprire i tesori più nascosti di Castelsardo, Alghero, Cagliari, Iglesias e tante altre località..

  • In viaggio con Claudio ( 4 articoli )
  • XTERRA ITALY SARDEGNA ( 5 articoli )

    XTerra Italy Sardegna 2011

    Per il quinto anno consecutivo la Sardegna ospita uno degli appuntamenti sportivi Outdoor più importanti del mondo: la tappa italiana del World Tour di Triathlon off road.

    Quello che si svolgerà in Sardegna è la gara clou dell’XTERRA ITALY: oltre a conferire il titolo italiano di Triathlon, infatti, l’evento assegnerà le qualificazioni alla finale mondiale che si terrà in ottobre a Maui, nelle isole Hawaii.

    Il circuito XTERRA organizza alcune tra le più importanti competizioni sportive in tutto il mondo, uniche nel loro genere in quanto uniscono sport e valorizzazione del territorio.

    Dopo il successo degli scorsi anni, quindi, la Sardegna si riconferma essere lo scenario perfetto per realizzare la filosofia di XTERRA: grandi gare in contesti naturali spettacolari, in cui agli atleti viene data la possibilità di misurarsi in luoghi spesso selvatici, ricchi di fascino e di difficoltà.

    Anche quest anno la gara si svolgerà nello splendido paesaggio di Cala Ginepro e del Parco Naturale di Bidderosa, un’area protetta tra le più belle al mondo.

  • Paradisola vista da Alessandro Spiga ( 3 articoli )

    Ogni settimana Alessandro dedica un magnifico scatto alla "sua" Paradisola

    Alessandro Spiga: Nato a Cagliari nel 1975. Fin da piccolo ha avuto una grande passione per la natura e per il mondo acquatico.

    Si è avvicinato alla fotografia perchè riteneva fosse una tecnica fantastica per rappresentare la spettacolare evoluzione del mondo vivente, del quale ha approfondito la conoscenza fino alla laurea in Scienze Naturali.

    La fotografia, però, è una fantastica forma d'arte, della quale ha scoperto nel tempo piccoli e grandi segreti: primo fra tutti la sua grande versatilità.

    Tutto può essere fotografato con passione: la natura, così come l'uomo e le sue espressioni.
    Oggi, con le sue immagini, cattura un po' tutto quello che ci circonda e in particolare quanto può descrivere la nostra terra, la Sardegna.

    Gli ultimi scatti pubblicati su Paradisola

    isola-della-vaccathIsola della Vacca

    faro-capo-testathFaro di Capo Testa

    luna-santadithLuna a Santadi

     

    Il sito web di Alessandro:http://alespiga.blogspot.com/

     

    Qui sotto tutti i suoi scatti in ordine alfabetico:

  • Un anno nell'oasi ( 9 articoli )

    Terzo appuntamento della serie di workshop che porteranno i fotografi a visitare la riserva WWF di Monte Arcosu in ognuna delle quattro stagioni, per studiarne e rappresentarne i cambiamenti durante l’arco dell’anno.

    Workshop Un anno nell'oasi 

    Dopo il successo dei corsi di fotografia naturalistica durante Foreste Aperte, l'Associazione di Promozione Sociale Libernauti presenta una serie di Workshop che porteranno i fotografi a visitare la riserva WWF di Monte Arcosu in ognuna delle quattro stagioni, per studiarne e rappresentarne i cambiamenti durante l’arco dell’anno.

    All’evento sarà associato un concorso fotografico organizzato da noi di Paradisola.it

    I corsi saranno tenuti da Alessandro Spiga e Giovanni Paulis.

  • Maschere Tradizionali Sarde ( 1 Articolo )
 

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