 Chiesa di Santo Stefano |
Ci si arriva inerpicandosi su una strada tortuosa e spettacolare che si snoda sulla rocca come tracciata da un serpente, per giunta ubriaco: nessun problema allo stato attuale, i km sono una manciata, le curve allargate e sicure, i rinforzi murali accurati e in tinta con il paesaggio… sembra di salire comodamente in Paradiso. Ora, appunto. Non fino a pochi decenni fa, quando inerpicarsi su quella rocca era un’impresa molto faticosa e l’unica strada di accesso tanto impervia e sconnessa che anche i mezzi pubblici avevano difficoltà a percorrerla, tanto che negli anni 50 i monteleinesi, esasperati dall’isolamento, dallo stato di arretratezza economica e del generale disinteresse, misero il paese…in vendita! Il prezzo dell’antico borgo con illustre storia annessa? Lire 50.000.000.
Ma ai tempi nessuno era interessato all’isola del maestrale e delle torri preistoriche oppure la proposta era una provocazione (versione molto verosimile): sta di fatto che anche da questa storia Monteleone riesce a risorgere, fiero del suo stemma impresso nella roccia, e riemerso dalla polvere del tempo.
Monteleone Rocca Doria nacque con l’edificazione del castello, in età
 Panorama Verso Nord-Est |
incerta, pare comunque intorno al 1100 ad opera dei genovesi Doria, sempre loro, quelli di Castelsardo e di Brancaleone, il coniuge della nostra Eleonora d’Arborea . Roccaforte inaccessibile, protetta da grandi muraglioni, sicura, fungeva da base di partenza a scorribande tali da provocare una forte e comune reazione da parte di truppe provenienti dalle città di Alghero, Bosa e Sassari, che la strinsero d’assedio nel 1434e che, come in ogni storia medievale che si rispetti, la presero per fame dopo ben due anni. La reazione dei vincitori fu terribile: il castello e il borgo vennero quasi completamente distrutti, e decretata
 La stradina per Monteleone Rocca Doria |
la pena di morte nei confronti di coloro che avessero fatto il pur minimo tentativo di ricostruirlo.
Quasi un anatema: e quando a Monteleone Rocca Doria il vento, tanto forte da far rotolare anche la clessidra della storia, ti fa riemergere dai ricordi quel più antico e altrettanto terribile catoniano “Delenda Cartago”, capisci perché, mentre guardi verso est e intravedi la cima di Bonu Ighinu e pensi alla tua cultura millenaria, ti senti far parte delle vicende di tuoi antenati di migliaia di anni fa, e ti ricordi che laddove ti trovi prima dei Doria pare ci fossero stati punici, ma prima ancora, e questo è certo, insediamenti nuragici.
Pare fosse Carlo V, il nipote di Ferdinando d’Aragona e Isabella di Castiglia ( i finanziatori dell’impresa di Colombo), figlio di Giovanna la “Loca”, la “pazza”, colui che disse “Nel mio regno non tramonta mai il sole” perché sua era mezza Europa e
 Panorama Verso Est |
mezza America, che ne permise la riedificazione un secolo dopo la distruzione; sì, è lo stesso imperatore che fece “todos caballeros” gli algheresi che lo acclamavano - già scordati delle razzie e delle scorribande delle quali si erano macchiate le truppe dell’imperatore- sotto il palazzo di Albis, dove adesso ci deliziamo con l’aperitivo godendoci quella gemma che è la Piazza Civica, salotto di quell’unica città sarda per tutte le stagioni, regina dell’estate e dell’inverno,
 Torre del Castello |
con il suo Cap d’Any che mi fa ringraziare di essere ad Alghero ogni fine e inizio dell’anno, ormai per me un imperdibile rito pagano propiziatorio e beneaugurante, tra gli improbabili alberi di Natale ispirati a Salvator Dalì e alla sua Gala, i mulini a vento di Cervantes e le acque scintillanti delle Bombarde, finalmente libere anche dal ricordo dei bagnanti, delle creme solari e da Nanni Moretti, che ha piegato il suo sdraio, salutato con formale cortesia gli anonimi vicini e si è allontanato, simpatico se non altro perché è ben lontano dalla costa vip.
 Domus de Janas di Pottu Coddinu |
E intanto lì, a Monteleone Rocca Doria, ti senti un viaggiatore del tempo, con la leggenda che a un certo punto scolorisce la storia, ed è proprio in quel momento che, sparito il castello, improvvisamente vedi la valle del Temo come era prima che ne devastassero le foreste…. completamente immersa in una impenetrabile e lussureggiante vegetazione, attraversata dal tranquillo fiume e da cavalli selvatici dal manto verde: i mitici Caddos Birdes. Vivevano in tutta la Sardegna ma soprattutto qui, si racconta, e perché di loro, così come dei miti della nostra isola, non ci dimenticassimo mai, hanno lasciato le impronte in una roccia e in loro ricordo i nostri saggi e previdenti avi hanno chiamato la località “Sa urmina de su caddu 'irde": l’orma del cavallo verde.
A Monte Germinu, in quel di Monteleone Roccadoria, appunto.
E forse non è un caso che da lì puoi vedere l’inconfondibile sagoma di Monte Minerva, nome che ti riporta all’antica Grecia e ad altri miti, ad altri cavalli magici.